Laura Antonini (Radio Deejay) fra radio, musica e social




 

Laura Antonini, conduttrice radiofonica in forza a Radio Deejay dal 2004, oggi impegnata insieme a Rudy Zerbi nel programma “Rudy e Laura”, in onda ogni weekend dalle 7 alle 10. Utente Twitter e Instagram con oltre 40k followers. Donna, madre, italiana: ma non indugiamo sullo scivoloso terreno del linguaggio odierno e andiamo a conoscerla meglio.

In un video pubblicato sulla pagina Instagram Stagi (https://www.instagram.com/vitadastagi/) hai raccontato la tua storia professionale e alcune delle dinamiche dietro alla realizzazione di un programma radiofonico nazionale. Attorno a questo mondo, nonché alla sua funzione sociale, esistono però ancora molte curiosità inappagate.
Vuoi tu, Laura Antonini, farmi da cicerona nel complesso mondo della radio?

 

Accetto!

 

Iniziamo con una domanda davvero originale: cosa rappresenta per te la musica? 

 

La musica ha sempre avuto un fortissimo ascendente su di me. Ma mi chiedo se esista qualcuno capace di dire: “ io odio la musica”… non so immaginare una risposta del genere, pertanto col minimo dell’originalità, ti dico che la musica mi ha portata fino qui.

Da quando ero bambina, innamorata dei quarantacinque giri messi e  rimessi fino allo sfinimento nel mangiadischi (traduzione per la generazione odierna: mi spaccavo di musica tutto il giorno con curiosi  device del secolo scorso) fino a trovarmi un lavoro che con la musica avesse fortemente a che fare.

 

In questi anni la radio si è evoluta. Oggi il pubblico viene raggiunto in molteplici modi così come sono aumentate le possibilità di interazione con i conduttori, agevolate da sms, whatsapp, social: possiamo dire che l’ascoltatore è diventato il vero protagonista?

 

Sì, lo è, nel bene e nel male.

Fondando una trasmissione solo sull’apporto che il pubblico può dare, si rischia di portare ad una minore quantità di contenuti e storie raccontate da chi la radio la fa, quindi bisogna dosare bene le due cose per ottenere un buon risultato.

 

L’atteggiamento dell’ascoltatore che, come detto, non è più soltanto tale, è cambiato parimenti al progresso tecnologico e alla familiarità con i social. Registri una maggiore confidenza con le luci della ribalta?

 

Abbastanza, soprattutto sui social, appunto. Ma da una story di IG a condurre un programma direi che il passo non è affatto breve.

 

Sincera: hai mai trovato un intervistatore così bravo da usare il termine “parimenti”?

 

Giammai.

 



 

Le web radio, i podcast, Spotify, Apple music: la radio tradizionale si deve difendere dall’assalto di questi figliocci o non corre alcun pericolo?

 

Credo di no, la tradizione resiste e ha le sue solide fondamenta.

 

C’è una magia nella radio che non penso possa dissolversi all’improvviso. La radio tradizionale crescerà insieme a questi supporti e si avvarrà di essi.

 

 

Oggi la maggior parte dei pezzi hanno vita breve: qualche settimana in radio e poi si finisce negli archivi della rete. Si è abbassato il livello nella qualità delle produzioni?

 

È cambiata la fruizione, non il livello.

Ci sono moltissimi validi autori e pezzi degni di rispetto, solo che il pacchetto a disposizione è immenso, puoi davvero ascoltare milioni di brani, ovunque, in ogni momento e questo disorienta.

È decisamente diverso da quello che accadeva anche solo venti anni fa.

 

I testi delle canzoni che spopolano fra i più giovani fanno spesso riferimento alla strada, al “rispetto”, al consumo di droga, alla violenza, all’emarginazione, all’insostenibilità delle regole. Nella normalizzazione di alcuni, pericolosi modelli, dei quali si inizia a discutere soltanto oggi, dopo i tragici fatti di Colleferro, pensi che anche il mondo della radio abbia le sue colpe?

 

Non penso che la radio o la musica siano colpevoli.

La musica hip hop, tanto per fare un esempio, ha sempre avuto testi particolarmente duri, perché racconta una realtà ai margini dove la vita di ogni giorno diventa una lotta per sopravvivere. Ascoltarla non fa di una persona un delinquente. Il discorso è ben più ampio. Ai ragazzi di queste realtà bisognerebbe dare gli strumenti per crescere in ambienti più “sani”.  Il degrado, la povertà, la mancanza di appoggio alle famiglie, il lavoro, la scuola, tanti altri temi sono fondamentali. E poi l’educazione.

Ognuno di noi dovrebbe insegnare ai propri figli il rispetto per gli altri. Tutti gli altri, senza eccezioni. Nel 2020 parlare di musica demoniaca non ha proprio più senso, ma la mancanza di educazione è purtroppo ancora un tema molto attuale. 

 

Un consiglio a chi vuole intraprendere la carriera di conduttrice radiofonica?

 

Leggi tanto e vivi tante esperienze. Il bagaglio pieno aiuta.

 

Il tempo è scaduto e non posso rubartene altro. Confesso in ultima istanza di avere sempre invidiato alcune caratteristiche degli speaker: pronuncia, dizione, l’incredibile capacità di essere reattivi e allegri, soprattutto all’alba.

 

Questo è uno stereotipo. Gli speaker di oggi sono meno perfettini e hanno sonno la mattina, proprio come tutti gli altri.

 

E questo non sai quanto mi consola! Grazie Laura e un saluto agli amici di Radio Deejay! 

dì Lorenzo Guidantoni (Twitter @GuidaLor) e Laura Antonini (Laura@deejay.it)

 






Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *