L’autogol Gregoretti e l’inutile forca per le nostre continue guerre civili.



Il tafazzismo storico della sinistra ha trovato nell’influenza giustizialista del grillismo il suo requiem già da tempo, ma  con il caso Gregoretti si è raggiunto ieri un nuovo picco nella perserveranza diabolica atta a favorire i propri avversari, sfidandoli sul loro terreno preferito.

L’autogol di rimettere l’azione politica di un ex Vice Premier e Ministro nelle mani di un magistrato, in un caso di possibile “sequestro di persona” multiplo, sarà solo l’ennesima occasione aprire evanescenti dibattiti post errore? Probabilmente sì.

In primis, si è creato un pericoloso precedente, nonché, a detta dei più, si espone il leader leghista ad un eventuale processo show dal quale uscirà pulito – se mai dovesse iniziare –  stante le difficoltà di dimostrare il sequestro di persona ai danni di chi, ufficialmente, quelle persone le ha fatte comunque salvare.

 

Colta la palla al balzo, Salvini sta già intraprendendo la veste del martire, aizzando il web, sperticandosi in interviste e testimonianze del dolore familiare per un padre tradito dalla propria patria. Un pò alla Craxi, ma con l’impronta di un film di serie B.

 




In secondo luogo, fermare un leader politico attraverso la magistratura è un  vizietto storico che non ci ha mai portato lontano.

Le parole di Pierferdinando Casini, politico di lungo corso sul cui giudizio non ci soffermeremo, sono state le più lucide. Sintetizzando con il concetto della  “ruota che gira”, ha ricordato al Senato come questo tentativo di eliminare un avversario, possa rallentare la macchina legislativa ma, sopratutto, esporre chiunque nel prossimo futuro ad un rimpallo fra magistratura e politica, solo su base indiziaria.

Ben al di là della vicenda Gregoretti, è preoccupante osservare la costante capacità di distrarre le masse, con il solito inguarbugliato intreccio fra giustizia e politica che strangola il dibattito pubblico, in un momento particolarmente critico per l’economia ed il lavoro.

Con un quadro internazionale in pieno subbuglio, fra elezioni americane, coronavirus e crisi tedesca, ci perdiamo ancora una volta nelle fazioni da stadio e nell’analisi del passato.

Dalla continua revisione e dibattito sul fascismo, alle foibe, da Mussolini alla nipote illustre, dal caso di cronaca al festival trash: l’opinione pubblica non riesce a tenere in tensione una classe politica che rischia di mancare gli obiettivi più importanti in un momento decisivo per il Paese.

La forca in Italia è sempre pronta: mai usata per le rivoluzioni, sempre buona per fomentare le nostre continue guerre civili. “E andiamo avanti così, facciamoci del male”

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/forca-cielo-blu-cornice-di-legno-858572/

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