Lazio – Juve e l’indignazione ipocrita per la sede della finale.



Se i soldi del sistema cinese entrano nella nostra economia in ogni dove, e, anzi, diventano primaria fonte di sviluppo e crescita economica –  non sociale, puramente finanziaria- allora le polemiche sulla sede della Supercoppa Italiana, a Riad, fra Lazio e Juventus, sono l’occasione per tirare fuori i famosi radical chic dalle loro tane, che siano dorate o puzzolenti, perché il contesto ormai non fa testo in questa Italia ipocritamente buonista e irreale.

Constatata l’attualità delle parole di Bettino Craxi alla Camera dei Deputati nel 1992, relativamente al finanziamento ai partiti, parafrasiamo la richiesta di alzarsi a quanti abbiamo trovato – e trovano – ugualmente immorale percepire i denari di una dittatura capace di ammazzare qualunque diritto del lavoro, che applica un colonialismo economico senza precedenti nelle zone d’Africa e si muove nella più pericolosa censura culturale su tutto ciò in cui ha voce in capitolo: la Cina.




Se la morte del giornalista Jamal Ahmad Kashoggi, avvenuto in terra turca, per la paventata volontà del Governo Saudita, è un possibile crimine che grida la vendetta delle nostre libertà occidentali, e lo sdegno nel ricevere capitali da quei luoghi, lo è anche il milione di iugiuari rinchiusi recentemente da Pechino nei campi di rieducazione: persone colpevoli di essere mussulmani e null’altro.

Quando i nostri soloni, giovani e vecchi, lamentano le scelte della Lega Calcio di giocare a Riad, qualcuno dovrebbe muovere il dito per ricordare che ogni domenica una squadra di calcio italiana fra le più quotate campa dei danari cinesi, e così molta parte della nostra economia odierna.

E allora perché non si alzano ogni domenica dalle sedie questi parvenuè della stampa?

La domanda rimane senza risposta, nel silenzio delle nostre contraddittorie democrazie occidentali, allattate da dittature ricchissime e terrorizzate all’idea di non essere più fari del mondo.

Nel divenire del nostro declino economico, qualcuno prova a ritagliarsi spazi, a cercare le poltrone della ragione: non ci accomoderemo dalla parte del torto, delusi come B. Brecht, ma rivendichiamo il realismo cinico di chi non campa leccando culi e semplicemente guarda alla drammatica realtà di un mondo governato solo da denaro e potere, in cui il calcio, così come tutto lo sport, si presta ad essere veicolo pubblicitario, nell’epoca del tutto in vendita.

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/la-palla-stadion-gioco-del-calcio-488714/

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