Le Olimpiadi invernali non sono come quelle estive. Ripetiamolo insieme.

Il cibo etnico fa schifo; le mezze stagioni non esistono più; una volta i treni partivano in orario: le Olimpiadi sono tutte uguali, sono tutto guadagno per il Paese ospitante.

I luoghi comuni, si sa, sono posti rassicuranti, dove nascondersi da una realtà complessa e spesso dolorosa, dentro la sicurezza di una semplificazione che è sempre lineare, di facile interpretazione.

Questo meccanismo mentale basico si è inserito anche nel dibattito sulle Olimpiadi invernali assegnate a Milano/Cortina per il 2026, con grande dispendio di energie verso i pur facilmente criticabili 5Stelle, a causa del loro storico rifiuto delle Olimpiadi di Roma, appena un paio di anni fa.

Lungi dal voler difendere l’impreparazione a volte imbarazzante del Movimento fondato da Grillo, mettiamo ordine e chiarezza su un paio di punti, storici e di buon senso, che rischiano di sfuggire nella foga forcaiola dei social.

Siamo dunque chiari fin da subito: i 5Stelle, all’epoca della possibile candidatura di Roma, fecero bene a rinunciare.



Per chi ha la memoria corta ricordiamo lo stato di una città che era incancrenita nel settore pubblico dalla fresca scoperta di Mafia Capitale, un sistema di corruzione dimostrato con tanto di filmati, telefonate, e qualche romanzato film.

Aggiungiamo la situazione di una città in cui si era insediata una amministrazione tanto giovane quanto inesperta, ed il potere dei cerchi magici dei costruttori romani, sempre lontani dai riflettori, quanto potenti e rapaci, come la storia dimostra, non l’opinione personale del primo avventore al bar.

Se non siete ancora convinti della bontà di queste giustificazioni, ricordiamo un dato molto semplice da leggere:
  • il costo di una Olimpiade invernale non supera (storicamente) i 4 miliardi di euro, esclusa la folle edizione russa di Sochi, un manifesto politico da oltre 21 miliardi di euro (e zero centesimi di guadagno);
  • il costo di una Olimpiade estiva è mediamente il doppio, verso quota 8 miliardi, con le ultime edizioni che hanno avuto sempre costi lievitati notevolmente in corso d’opera (da ultima Londra, con un preventivo da 9 miliardi arrivato 15, senza un centesimo di guadagno se non in termini di infrastrutture)



Fatti i debiti calcoli, e partiti dalla situazione di un Paese che non può spendere certe cifre, anche se coadiuvata dal CIO, la scelta di non candidare Roma fu saggia, tanto come quella di spingere Milano e Cortina alla vittoria è stata una decisione intelligente e doverosa.

E’ normale che ognuno, in queste ore, provi a mettere la firma ed il cappello politico su una vittoria che da lustro al Paese, ma la vittoria dell’Italia, se proprio si cercano degli eroi, è dovuta in primo luogo ad un grande amministratore (almeno per gli eventi) come Beppe Sala, sostenuto, insieme a quello di Cortina, da regioni guidate dalla Lega. Il ruolo dei 5Stelle è stato quasi nullo, ma la loro posizione di alleati di Salvini li spinge normalmente a mettersi in prima fila per gli applausi, così come avrebbe fatto ogni partito politico di maggioranza.

Questa è la realtà, questi i fatti.

Di odio e veleno senza senso, da destra a sinistra, passando per i Movimenti, ne abbiamo gli zebedei piuttosto pieni, così come del ruolo dei mainstream italiani, sempre più desolanti nel loro fare continua opinione (di convenienza) e sempre meno cronaca.

 




 

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