La protesta anti lockdown a Napoli e il problema dell’informazione




dì @GuidaLor

 

Le proteste nella notte di Napoli sono il  tampone per capire la viralità di un fenomeno che supera la contingenza della pandemia e ci riporta all’eterno tema delle fake news e della percezione sociale degli eventi.

Quanto abbiamo visto ieri sera da un lato è marginale, dall’altro è sintomatico.

 

Marginale perchè qualche centinaio di ragazzotti con le teste rasate, provenienti dalle frange dell’estrema destra, non rappresentano gli imprenditori o i lavoratori o i disoccupati ma ” ‘na banda e sciem” piú o meno organizzata.

 

E ció va detto nonostante l’ovvio malcontento popolare e l’ansia sociale dovuta allo stato dell’economia, per una serie di problemi che ci travolgeranno, lockdown nazionale o meno, almeno per tutto il 2021.

 

D’altra parte, l’evento risulta sintomatico di un atteggiamento timido verso le realtà mafiose che dominano il nostro Paese, da Sud a Nord. Perché in una città governata dalla camorra, che uccide annualmente qualche manciata di innocenti nelle sue guerre interne, anche i piú illustri giornalisti, in prima battuta, hanno faticato a chiamare le cose con il proprio nome.
E questo nonostante la commistione tra politica estrema e mafie, soprattutto nei momenti sociali più tesi, sia ciclica nelle pagine della nostra storia nazionale.

 



 

 

Eppure anche ieri sera, nel tentativo di far passare per società civile la “banda e sciem”, questa difficoltà si è da subito palesata nel mainstream, aiutando a soffiare sul fuoco della fantasia quanti sognano rivolte popolari “de core”, come si direbbe qualche centinaio di km a nord di Napoli.

 

Il risultato delle cronache di ieri ha così generato quanto era nelle intenzioni degli organizzatori: indebolire le istituzioni, far credere che “il popolo” sia stufo al punto da lanciare sassi e accerchiare le forze dell’ordine.

 

Come sempre, la forza di una fake news o di una informazione riportata male è nella sua capacità emotiva di creare il sentimento che travalica l’analisi del complesso.

Una massa di deficienti, vicini all’estrema destra, appoggiata da chi vede andare nuovamente in fumo i suoi traffici, con un coprifuoco che blocca le piazze di spaccio fin dalla prima serata: questa è la cronaca di quanto avvenuto ieri sera.

Ciò che invece sembra essere passato al pubblico da casa è il risultato di un malcontento generale che ha trovato numerosi tifosi e complimenti verso i manifestanti: poco l’interesse per i protagonisti dell’atto in sè.

In questo senso, stando alle reazioni sui social, termometro del millennio, la scorribanda di ieri è riuscita.

Riportare la narrazione emotiva nei suoi confini reali e concreti, deve essere il compito della buona informazione.

Perché la crisi economica c’è e le preoccupazioni non mancano ma il cattivo giornalismo può incidere pesantemente in un contesto sensibile: guardare negli archivi degli ultimi mesi, alla voce virus “clinicamente morto”, per crederci.

 






immagine https://pixabay.com/it/photos/napoli-italia-servizio-lavanderia-4816473/

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