L’Europa flessibile. Ci voleva il covid19?




Nel nostro sud europeo, la profonda natura cattolica in cui siamo immersi ci ha abituato a pensare alla solidarietà come moto spontaneo che si indirizza verso il più debole senza passare per calcoli egoistici o razionali.

La UE nasce anche con questo intento, sullo sfondo di una collaborazione politica atta a creare un terzo polo fra Occidente e Oriente.

Il coronavirus, nel suo rapido diffondersi in tutta Europa, è divenuto test fondamentale per conoscere la concreta solidarietà fra  i vari partner.  Evento ben più probante delle consuete e già di per se difficili riunioni economiche, in cui le distanze si misurano negli interessi delle singole nazioni, con i falchi nordeuropei a farla da padrone.

Durante la videoconferenza tenutasi ieri, fra capi di Governo e di Stato, non sono mancate le rimostranze per il blocco dell’export di mascherine da parte di Germania e Francia e l’atteggiamento di chiusura verso l’Italia.

Ciò premesso, nel concreto l’Italia esce soddisfatta da una riunione in cui si sbloccano 25 miliardi di euro per fronteggiare l’emergenza covid19, e si da via libera a uno sforamento del 3% nel rapporto deficit PIL.

Il decreto del Governo da oltre 10 miliardi a sostegno di imprese e famiglie è pronto.



Il FMI si prepara intanto a immettere liquidità per sostenere imprese e mercato.

Forse è solo la paura a far nascere la solidarietà in Europa. Ma questa è filosofia, ora servono solo fatti e denari per evitare un collasso del sistema su larga scala.



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