L’intervista Capitale a Yoda (@PoliticaPerJedi)

Yoda, iscritto ufficialmente su twitter da febbraio 2016, oltre 24k followers. La prima domanda è scontata: perché Yoda?

Io sono un fan di Star Wars e Yoda è il mio personaggio preferito. E’ un saggio, amato e rispettato come Maestro da tutta la comunità dei Jedi; tuttavia ha una sua ironia e una filosofia che lo porta a non coinvolgersi mai eccessivamente nelle vicende pur drammatiche che si trova ad affrontare. Questo distacco dovrebbe ispirarci un po’ tutti e insegnarci che “collera, paura, aggressività, il lato oscuro essi sono. Quando il sentiero oscuro tu intraprendi, per sempre esso dominerà il tuo destino”. Tuttavia, insieme al distacco, occorre forza e determinazione: “Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare!”.

Twitter è il tuo social di riferimento o utilizzi anche Facebook?

E’ il mio unico social. Mi piace perché è essenziale, aperto (non richiede friendship) ed è quello su cui le discussioni politiche sono più animate e interattive. Su Twitter si può virtualmente interloquire con chiunque, compresi VIP e personaggi pubblici. Ho una pessima opinione di Facebook, che considero del tutto sconsigliabile per chi intende socializzare sui temi della politica.

Avere tanto seguito comporta una ulteriore dose di responsabilità: continui ad esprimerti liberamente, o ti capita di valutare le conseguenze del messaggio che stai per postare?

MI esprimo con una certa libertà, assicurata anche dall’anonimato. Ma ritengo che ciascun utente abbia comunque una responsabilità in ciò che scrive e in come lo scrive. Mi astengo sistematicamente dall’insulto e trovo la mia principale soddisfazione nel corrispondere con chi la pensa diversamente da me. Spesso sono riuscito a trovare punti di convergenza con chi mi affronta polemicamente.

Aumenteresti ulteriormente i caratteri a disposizione degli utenti twitter?

No, 280 sono più che sufficienti a definire il proprio pensiero in modo sintetico su argomenti specifici. Anzi, trovo molto educativo l’essere “costretti” a economizzare le parole e a eliminare i fronzoli. Ovviamente il format non si presta a riflessioni articolate o dibattiti a più voci; quando sento il bisogno di lasciar andare la penna un po’ di più utilizzo il mio blog politicaperdilettanti.worpress.com . L’audience lì è meno numerosa ma fedele, interessata e partecipe.

Il tuo account si occupa prevalentemente di attualità politica. Le scissioni e le diatribe che coinvolgono il PD sono il frutto dell’egotismo dei leader coinvolti, o di una differente visione del futuro, che ognuna delle nuove realtà politiche vuole rappresentare?

Certamente esiste una divaricazione della visione politica tra riformisti libdem e socialisti; tuttavia sono convinto che il fronte principale di frattura sia il diverso modo di concepire il partito e la leadership. I primi sono per una maggiore liquidità e informalità della forma partito e non disdegnano una leadership forte e carismatica, con un approccio movimentista; i secondi hanno cari i meccanismi tradizionali di gestione collettiva e ritengono indispensabile un dibattito interno ampio, inclusivo e strutturato dove la “classe dirigente” intermedia possa giocare un ruolo da protagonista. I primi hanno un approccio sostanziale ai problemi, i secondi danno molto rilievo soprattutto agli aspetti formali e simbolici. Queste due sensibilità in merito alle modalità di partecipazione, più ancora che il posizionamento nel tradizionale scacchiere delle famiglie politiche, hanno generato il fallimento ormai irreversibile del progetto originario di Partito Democratico.

 


 

Quali sono le priorità e le esigenze alle quali questo Governo deve rispondere, per marcare una vera “discontinuità” rispetto all’esperienza precedente?

La prima vera discontinuità, dopo un lungo periodo di conflitti e contrapposizioni, sarebbe quella di una gestione “normale” e pacifica dell’agenda politica, basata sulla consistenza dei provvedimenti, liberata da continui scossoni interni alla maggioranza e ordinata nel modo di affrontare l’azione amministrativa e legislativa. Sono convinto che la “normalizzazione” della prassi di governo sarebbe molto apprezzata degli italiani e contribuirebbe a svelenire un clima che ha di gran lunga superato la soglia fisiologica di contrapposizione tra diversi schieramenti.

Questo “Governo Conte 2” arriverà alla scadenza naturale nel 2023?

Difficile da dire. In larga misura dipenderà dal Movimento Cinque Stelle, a mio avviso molto instabile sia nel consenso elettorale, sia nella sua classe dirigente, sia nella sua rappresentanza parlamentare, sia nel suo programma politico di riferimento. Non possiamo sapere quali evoluzioni attendono un movimento che non ha storia consolidata, non ha una governance degna di questo nome né una democrazia interna ed è eccessivamente dipendente da condizionamenti esterni ad esso. Se si pensa che questo partito controlla un terzo del parlamento si ha un’idea chiara di come siano incerte le sorti di questa legislatura.

 


 

La tua attenzione nei riguardi della città di Roma è nota.  E’ possibile per una amministrazione comunale riportare la capitale ai fasti di un tempo, oppure la città ha perso la sua centralità economica, con riflessi nel sociale, a causa di dinamiche che vanno ben oltre il potere e l’influenza della politica?

Il quinquennio alemanniano, la troppo breve e tormentata stagione di Ignazio Marino, la vacatio commissariale e infine lo sciagurato mandato di Virginia Raggi hanno assestato un colpo formidabile alla città, pregiudicando completamente la stagione di rilancio vissuta nel decennio a cavallo del Grande Giubileo del 2000. Tuttavia, Roma ha tali risorse di bellezza e attrattività da potersi rialzare nell’arco del prossimo mandato sindacale; questo a patto che si faccia tesoro della durissima lezione appresa in questi tre anni (e, temo, nei prossimi due) di totale improvvisazione, incompetenza e presunzione. Mai più una metropoli come Roma dovrà affidarsi all’arroganza di chi non ha alcuno strumento politico, manageriale e umano per amministrare processi che impattano sulla qualità della vita di milioni di persone. La prossima sfida per il governo di Roma rappresenterà pertanto un banco di prova essenziale per il “nuovo” centrosinistra che va formandosi in queste settimane.

 

Facciamo un gioco: hai 5 minuti di “pieni poteri”, quali decisioni politiche prenderesti?

Rivedrei la legge elettorale. Non sono un esperto di questa materia ma, con gli opportuni accorgimenti derivanti dalle prescrizioni costituzionali, mutuerei il più possibile il sistema elettorale francese a doppio turno.

 

Conosceremo mai il vero volto di Yoda?

No. E non vi perderete niente: non sono una persona conosciuta né il mio nome direbbe qualcosa di significativo a chi mi legge. Ho cominciato a scrivere di politica per gioco e passione, voglio continuare così. Sotto sotto sogno di “spegnere” presto il mio account Twitter: il cyberspazio ha infiniti “lati oscuri” e, per quanto ci affanniamo a dire la nostra sui social, dopo questi tre anni e mezzo intensi (e impegnativi, lo assicuro) sento di poter affermare che poco di davvero concreto sono riuscito a costruire per me e per chi mi legge. Un caffè con un amico vale più di cento tweet.

 

Grazie Yoda.

 


 

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foto https://pixabay.com/it/photos/yoda-starwars-film-figura-di-cera-3776799/

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