Lupin e cybercrime: aumentano furti e investimenti nella sicurezza digitale



 

L’anarchico Alexandre-Marius Jacob, passato alla storia della letteratura come Arsenio Lupin e autore di furti spettacolari ai danni di industriali e aristocratici nella Francia del primo Novecento, oggi farebbe l’hacker specializzato in cybercrime.
L’enorme quantitativo di dati immessi ogni giorno nel cloud da istituzioni, aziende e privati, è infatti il target di una nuova criminalità che agisce in un mercato dalla crescita inarrestabile.
Stando al report pubblicato da Cybersecurity Ventures, i costi del cybercrime aumenteranno del 15% l’anno per il prossimo lustro, raggiungendo oltre 50 trilioni di dollari nel 2025, contro gli appena 3 trilioni di dollari spesi da Stati e aziende nel 2015.

 

Eldorado criminale forte delle prospettive di un mondo sempre più connesso nel quale si prevede che circa 6 miliardi di persone utilizzeranno internet agli albori del 2023, oltre 7.5 nel 2030, per una mole di dati sensibili capace di raggiungere i 200 zettabyte già nel 2025.

 



 

Le multiple modalità di hackeraggio entreranno presto a far parte del vocabolario comune. Tanto vale iniziare a conoscerne alcune.
  • Data breach: violazione della cintura di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la perdita, la modifica o la divulgazione non autorizzata di dati personali trasmessi, conservati o trattati da uno più  server. Rientra in questo ambito la recente denuncia dell’operatore telefonico Ho Mobile, con il furto e la vendita nel dark web di oltre 2,5 milioni di dati delle SIM clienti;
  • Ramsonware: ovvero il furto delle credenziali di accesso per il quale viene richiesto un riscatto. Nel 2016 in Italia ci fu una vera e propria esplosione di questo tipo di violazione, con 3.6 milioni di ramsonware identificati dalla polizia postale;
  • Intellectual property theft: furto di proprietà intellettuale;

 

L’attacco informatico fino ad oggi condotto prevalentemente sul singolo utente attraverso il phishing (spear, phone, sms, whaling o BCE, clone) sta spostando il suo interesse verso istituzioni e multinazionali costrette dal sistema digitale a immettere sempre più dati sensibili.

 



 

Una vera e propria guerra informatica nella quale sono coinvolte nazioni, aziende e privati con la certezza di saltuari, futuri black out che potrebbe interessare il mondo finanziario, industriale, militare, sanitario, politico e soprattutto delle infrastrutture grazie all’avvento del 5G, dell’AI e dell’automazione.
Una lista che parte dall’home banking e finisce con la conservazione di file militari top secret, in una società globalizzata affidata al cloud, passata dal rischio del borseggiatore quello dell’hacker.
Il lato oscuro del futuro informatico: molta tecnica, poca poesia, tanti pericoli, grossi guadagni e una certa nostalgia per il ladro gentiluomo che ispirò il romanzo di Maurice Leblanc: “Almeno alla base aveva l’ethos” (Cit).

 



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