Mission impossible: fermare il risiko di Putin

 




 

Nelle stesse ore in cui l’attivista Alexei Navalny veniva avvelenato sul volo Tomsk-Mosca, aggiungendosi alla lunga lista di incidenti sospetti occorsi agli oppositori del Presidente russo, in Mali avveniva un colpo di Stato preceduto da proteste popolari nelle quali campeggiavano insolite immagini di Vladimir Putin.

Appena pochi mesi prima, verso la fine di febbraio, l’intelligence americana avvertiva il Congresso degli aiuti da parte di Mosca per la rielezione di Trump, con una informativa dalla quale scaturì il siluramento di Joseph Maguire, allora direttore della National Intelligence, sostituito con l’ambasciatore Usa in Germania e fedelissimo del Presidente Usa, Richard Grenell.

Il caso Savoini e le relazioni fra la Lega di Matteo Salvini e il Presidente Vladimir Putin hanno tenuto banco per molti mesi prima di sparire nel solito turbinio confuso delle vicende nostrane, in una storia che, in ogni caso, segna l’intromissione russa anche nella politica italiana.

Più recentemente, in pieno lockdown, il giornalista de “La Stampa” Jacopo Jacoboni, veniva minacciato dal Portavoce del Ministro della Difesa di Putin attraverso un comunicato di risposta verso i dubbi sollevati sul ruolo dei 120 medici inviati in Italia per la pandemia. Le affermazioni e i toni usati non erano certo nei limiti del dibattito democratico, con la poco allusiva frase “Chi si scava la fossa poi ci cade dentro”, alla quale il Governo si era limitato a rispondere rivendicando il ruolo dell’informazione nel nostro Paese.

 



 

Nel Risiko mondiale al quale Putin sta giocando da tempo senza incontrare validi oppositori, si aggiungono le recenti vicende della Bielorussia e l’invasione della Crimea di qualche anno fa, divenuta a tutti gli effetti parte della Russia attraverso una manovra militare senza precedenti.

La sequela di vicende sopra esposte, seppur sommariamente, sconvolge per l’estensione geografica degli interventi russi che ormai abbracciano tutto il globo, da est a ovest, ma anche per l’immobilismo dell’Occidente, sempre più frammentato e facile preda delle ingerenze di Mosca, tanto tecnologiche quanto finanziarie e  militari.
La domanda è: chi fermerà Vladimir Putin?

 

dì @GuidaLor

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