Non abortire la razionalitá. Non perdere la calma.

Quella di Matteo Salvini sull’aborto non è una gaffe, né la voglia di far parlare di sè da molti paventata. La scelta del leader leghista è oratoria puntuale e precisa, per masse deficienti di capacità critiche e discernimento.

 

Dal presunto spacciatore tunisino al pescatore di Bagnara Calabra, elevare il singolo caso, dare voce a chiunque, usare il disperato o il disperante per tratteggiare una narrazione globale distorta, è il segno distintivo di una pericolosa comunicazione politica globale che va da Trump fino a Salvini, passando per Bolsonaro ed Orban.

 




Negli anni confusi della seconda e terza Repubblica, mai come oggi si era osseravata tanta approssimazione nell’analisi del complesso, impudicizia pubblica, voglia di sbattere il mostro in prima pagina per figurarlo tiranno ineffabile, dominatore di una società impotente.

In questo meccanismo controproducente e pericoloso per la democrazia, risulta ancora più grave la posizione di certa stampa, sempre ben disposta a semplificare, romanzare, giustiziare: da Bibbiano al caso di cronaca della provincia più profonda.

Non c’è alcuna necessità di affermare che la donna abbia il diritto di fare le sue scelte in merito alla gravidanza. E’ così.

 

Non c’è necessità di affermare come alcune donne abbiano usufruito ben più di qualche volta della legge 194. E’ così, esistono realtà orride e orrende. Così come lo è il nostro lassismo attorno al mondo della prostituzione, lo stupro, l’abuso, l’abbandono di fronte alla miseria della malattia mentale, il disagio sociale e psicologico di quanti sono abbandonati.

Esistono motivi concreti che conducono le donne ad abortire più volte, ma analizzare le loro tragedie significherebbe guardare alle nostre mancanze e malignità.

 

Un rappresentante del popolo, l’epitome incarnata dei suoi valori, scendendo a livelli fognari per il pubblico dibattito, tradisce l’intelligenza e la razionalità di quanti stiano ad ascoltarlo.

Ed è cosi che, ogni giorno, davanti a masse sempre più spaventate dalla complessità del reale, si serve un cadavere da macellare in pubblica piazza, un capro espiatorio che cancelli tutti i peccati.

A furia di guardare in basso, sorridendo delle sventure altrui, banchettando sui cadaveri dei più sfortunati o di quanti possano sbagliare, rischiamo di trasformarci in iene.

 

Non sarà sull’aborto e non sarà quì, nel nostro Paese, che daremo al sovranismo più becero la soddisfazione di renderci deficienti della complessità.

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/incinta-ragazza-stomaco-schiacciato-1207238/

 

 

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