O Stato o morte: il peso delle mafie e la crescita dell’Italia.

Le recenti iniziative in memoria delle morti di Borsellino, Falcone e delle loro scorte, devono essere un monito per il presente ed il futuro dell’Italia: crescita, investimenti, infrastrutture, sostenibilità etc.: il problema di questo Paese, oltre ogni bell’ideale, al di là di qualunque teoria economica, resta uno, LA MAFIA.

L’ultima Commissione  Parlamentare  Antimafia (Presidente Giuseppe Pisanu), ha calcolato che le mafie ricavano dai loro affari, ogni anno, circa 150 miliardi di euro. Cosa vogliamo aggiungere? Come possiamo immaginare politiche per una crescita sostenibile senza combattere profondamente questo sistema?

A distanza di qualche giorno dal ricordo delle morti tragiche di Falcone, Borsellino e delle loro scorte, lo sgarbo più grande che si possa fare a questi eroi è quello di celebrarli senza combattere con fermezza – e non a parole –  il peso delle mafie. Un male atavico, nato nel Sud del nostro Paese ma presente sull’intera Penisola, radicato in Europa e conosciuto in tutto il mondo.

Borsellino, Falcone e non vanno celebrati: questi uomini vanno onorati continuando nel solco tracciato dal loro lavoro. In questo, anche la popolazione deve dare il suo contributo, o saremo tutti traditori, o avremo tutti le mani macchiate di sangue.

La più potente mafia italiana, attualmente, è senza dubbio la ‘ndrangheta, con un fatturato annuo che si aggira intorno ai 60/65 miliardi di euro l’anno.

Il 90% della droga in Europa passa per le sue mani. La ‘ndrangheta è nata e cresciuta nella Regione Calabria: si, la Calabria, terra che, male che vada, dista qualche centinaio di kilometri da  casa vostra.

Il suo complesso sistema familiare non ha mai consentito grandi penetrazioni e smantellamenti da parte delle polizie, con una rete che presenta cellule su tutto il territorio europeo.

A livello economico la ndrangheta è così potente da essere costretta ad entrare prepotentemente in tutti i comparti dell’economia legale per riciclare il denaro accumulato.

Ogni corruttela odierna, coinvolge sempre più spesso esponenti delle ‘ndrine, capaci di avvicinare, corrompere o intimidire gli ingranaggi dimenticati (ma fondamentali) di una burocrazia tanto complessa quanto debole da penetrare per l’illegalità.



La mafia siciliana che, nell’immaginario collettivo, resta il nemico numero 1 dello Stato, oggi conta 240.000 affiliati e si occupa per lo più di estorsioni ed infiltrazioni negli appalti, ma, a distanza di anni, ha perso lo strapotere economico che aveva su camorra e ndrangheta. Nonostante questo, anche recentemente, gli arresti in Sicilia e a Palermo si moltiplicano, con famiglie che controllano praticamente ogni quartiere del capoluogo.

Gli effetti della presenza massiccia della camorra a Napoli, Campania e nel mondo, sono evidenti. Cosa dovremmo scrivere di fronte al numero di omicidi (anche fra gli innocenti) che si susseguono nella splendida città partenopea? Napoli è lì, ad un passo dai palazzi del potere a Roma, eppure sembra lontana come l’Asia.

In Puglia, soprattutto nel foggiano, la Sacra Corona Unita è l’astro nascente delle mafie: sempre più ricca, coinvolta nello sfruttamento della prostituzione e  dei lavoratori nei campi, quanto nell’estorsione, questa mafia non fa notizia, non interessa la stampa per il suo essere circoscritta entro una data regione, ignorando un potere crescente che non può contenersi ancora per molto tempo.

Nel dibattito pubblico le mafie sono sempre meno citate. Ogni partito ha subito o subisce un’infiltrazione: una guerra che sembra essere persa ogni giorno di più. Pensare ad uno sviluppo economico sano di questo Paese a fronte del peso delle mafie, rischia di essere impossibile.

Un pensiero riguardo “O Stato o morte: il peso delle mafie e la crescita dell’Italia.

  • Giugno 10, 2019 in 3:48 pm
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    Io amo partire dai piccoli ma significativi segnali. Una lampadina d’allarme mi si è accesa nel leggere dell’intrigo in cui son stati uccisi mesi fa due giornalisti in Slovacchia. Ad opera pare di esponenti imprenditoriali legati all’italica ‘ndrangheta. Sono paesi, quelli dell’Est, “nuovi”. Ricchissimi di risorse, fuori dai circuiti ipercontrollati del centro-Europa e abbastanza facili da compromettere con proposte cui è sempre più difficile dire di no. Territori di facile conquista malavitosa,insomma.
    Una sola domanda: se solo uno di questi stati divenisse mafioso in senso istituzionale? In cui il capo di Stato e l’entourage dell’esecutivo fosse ricattato o ricattabile? Quale terribile forza dirompente, con conseguenze apocalittiche, dal cuore dell’Europa amministrativa?
    Fantapolitica? Forse, ma non sicuramente.

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