Perché Mafia Capitale non è Mafia.

Non più associazione a delinquere di stampo mafioson ma, semmai, solo associazione a delinquere.

Le motivazione della sentenza, da molti definita “inattesa” sul processo denominato “Mafia Capitale”, non sono ancora state diffuse.

Il fatto che tale decisione sia stata però espressa dalla stessa Corte di Cassazione che, nel 2015, aveva confermato le misure cautelari per i principali indagati, è quanto meno simbolica del granchio preso dalla stampa e dall’ex  Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.

 




 

 

Sul “Il Foglio” di oggi, Costantino Visconti, docente di diritto penale all’Università di Palermo afferma che:

 

“la questione di diritto fondamentale su cui si è basata la sentenza è l’accertamento del metodo mafioso, cioè l’esistenza di una organizzazione criminale che si sia effettivamente avvalsa della forza di intimidazione, assoggettamento ed omertà che ne derivano”.

In sostanza, laddove non si è dimostrato l’effettivo utilizzo di intimidazioni, l’accusa di mafia decade.

 

 




 

D’altronde, il sistema con il quale agivano gli indagati, mostrato anche da numerosi programmi televisivi, riporta la cronaca di una corruzione endemica, dove i danari (spesso cifre esigue) riuscivano a convincere più facilmente di ogni minaccia.

 

E così vanno in archivio decine di film, serie tv, libri, articoli di giornale, in cui abbiamo nuovamente presentato al mondo l’Italia come la patria della mafia.

 

In attesa delle motivazioni della sentenza, non una bella figura per il giornalismo italiano.

 

 

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FOTO: https://pixabay.com/it/photos/vetro-proiettile-sangue-colpo-262105/

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