Utilizzare più moneta elettronica e meno contate. Si, ma come?

L’idea di incentivare l’utilizzo delle carte di pagamento, diminuendo l’abitudine al contante, potrebbe essere la via da seguire per un Governo che necessita di fare cassa attraverso la guerra all’evasione fiscale (sai che novità…).

 


 

Secondo una nota del Centro Studi di Confindustria, in Francia, attraverso le carte di pagamento, si compiono mediamente 100 operazioni annue pro-capite:  in Italia siamo fermi alla metà.

 

Il nostro è un Paese innamorato dei contanti. Ciò rimanda alla mentalità di un popolo sempre più anziano, restio ad aprirsi verso la tecnologia, oltre che alla massiccia tendenza al “nero”, all’evasione fiscale, la quale trova nel contante un mezzo di scambio perfetto, poiché rapido e difficilmente rintracciabile.

 

Il valore della nostra economia sommersa, nel 2016, è pari al 12.6% del PIL, in discesa rispetto agli anni precedenti, ma ancora superiore alla media dei più grandi Paesi Europei, per un ammanco che, ogni anno, si aggira intorno ai 107 miliardi di euro.

 

Le soluzioni per incentivare la moneta elettronica, provenienti dalla nota di Confindustria, come da altri esperti, sono numerose e spesso valide, fin tanto che non trovano l’ostacolo di una realtà nella quale il Governo non possiede “l’ultima parola”.

 

Nella ricerca di soluzioni atte ad aumentare l’emersione di gettito, infatti, il ruolo delle banche è fondamentale.

 

Dal rimodulare i costi delle commissioni, ai possibili disincentivi per il prelievo bancomat oltre una certa soglia mensile, il muro che possono tirare su gli Istituti di Credito rischia di essere insormontabile per qualunque esecutivo.

 

Se la graduale scomparsa del contante è un destinoal quale nessuno può opporsi a lungo, e i benefici della fatturazione elettronica sono ormai noti a tutti,  nel presente dell’Italia  ci sono ancora tutte le peculiarità di un società restia ad accettare le novità e decisa a mantenre le sue zone d’ombra.

 


 

Le criticità principali di questa rivoluzione nei pagamenti possono essere riassunte in tre punti:

 

  1. L’evasione fiscale come abitudine secolare e spesso dettata dalla necessità, in particolare per i piccoli operatori economici, schiacciati dal peso di un carico fiscale insostenibile;
  2. Le nuove abitudini che impiegano anni per essere accettate da una società in maggioranza,anziana e pronta a rispettare le regole solo “per decreto”(…e usiamo un eufemismo);
  3. Le banche, poco entusiaste all’idea di rimodulare le commissioni basandosi solo sulla promessa di un aumento dei volumi, proprio per quanto descritto nei punti 1 e 2;

 

 

Cave canem? Già…

Il futuro arriva in orario, ma l’Italia ha sempre il suo tempo….

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/denaro-banconota-euro-regalo-dare-2991837/

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