Nominati dal PD, risponderanno a Renzi: Una politica disgustosa.

Anna Ascani, Teresa Bellanova, Elena Bonetti, Alessia Morani, Ivan Scalfarotto etc.

 

La lista di Ministri, Vice e Sottosegretari che aderisce da subito ed ufficialmente al nuovo partito di Matteo Renzi è lunga ed ancora in via di definizione.

 

Dopo le nomine, avvenute con il benestare della Segreteria di Zingaretti, i sopracitati  non risponderanno più al Partito Democratico ed alle sue politiche, ma a Matteo Renzi. Ottenuta la fiducia dagli ex compagni di Partito, salutano e fanno spallucce davanti all’ennesima incoerenza politica. Tutto normale? No.

 




 

Se le giustificazioni per l’addio al PD possono anche reggere ufficialmente, la tempistica con la quale avviene il distacco renziano è la vera arma di un delitto politico perfetto.

 

La storia la conoscono tutti: renziani e parte dell’opinione pubblica portano Zingaretti a stringere un accordo che lui stesso rifiuta non più tardi di qualche settimana fa.

La necessità di tenere un partito unito e l’assicurazione di sostegno da parte dei renziani, vero braccio armato del Pd nelle aule, lo costringono a fidarsi, a scendere a compromessi nei quali perde la faccia per conto di altri, fino alla scelta di nomine che accontentino il Senatore toscano.

Poche ore dopo il giuramento dei sottosegretari, Renzi si sfila, fonda un suo partito, e ringrazia Zingaretti per avergli lasciato occupare dai suoi poltrone di prestigio, le cui politiche non saranno più direttamente coordinate dal Partito Democratico, come era previsto.

 




 

A nulla sono valsi gli avvertimenti della stampa, di Calenda ed altri politici in aerea PD: Zingaretti si è fidato di Renzi, e oggi ne paga le conseguenze, divenendo ostaggio di se stesso e delle sue scelte.

 

i Ministri e Vice che cambiano casacca due ore dopo il giuramento dovrebbero presentare le proprie dimissioni per dignità, e correttezza verso gli ex colleghi di partito che ne hanno votato la fiducia pensandoli compagni di viaggio.

Altresì, Zingaretti, per orgoglio personale e come risposta politica atta a mettere in difficoltà Renzi, dovrebbe far cadere il Governo già da domani, tornando dove voleva andare fin dalla metà di agosto : verso le elezioni.

 

Sbatterà una buona volta il pugno sul tavolo il fratello di Montalbano? NO.

 

Ciò non accadrà per motivi di ordine istituzionale, burocratico e a causa del carattere di Zingaretti, da sempre troppo morbido per gestire una realtà complessa come il Partito Democratico.

 

Il Governo più contraddittorio di sempre si prepara a scendere in campo. Da oggi dovranno essere ufficialmente unite quattro realtà distinte e distanti anni  luce: Partito Democratico, M5Stelle, Partito di Renzi e Leu.

 

Se non fosse troppo disgustato da ingerire qualsiasi altra cosa, vi augureremmo in bocca a lupo….

 




 

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foto https://pixabay.com/it/photos/punch-pugno-mano-forza-isolato-316605/

 

 

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