Renzi a caccia di elettori: quelli di Salvini.

La  convinzione espressa nel titolo matura sulla base di una comunicazione – perno centrale di ogni attività politica –  che si affida sempre più alla psicologi e  al marketing, per catturare l’attenzione del maggior numero di elettori possibile.

La scelta del nome “Italia Viva”, a nostro modo di vedere, presenta due caratteristiche facilmente riconoscibili:

 

  • Italia à specificazione inusuale per un partito di centro / centro – sinistra e rassicurante per quanti ricerchino un tema identitario. Non è un caso che siano solitamente i partiti di destra ad avere il nome della propria nazione.

 

  • “Viva” è termine che rimanda all’attivismo, ma anche anche al “movimento” (vi ricorda qualcosa?): tutto ciò che è “vivo è in movimento”.

 

Il nome del partito indica  già di per sé il tipo di elettore che si vuole avvicinare: d’altronde, nel piano portato avanti da Agosto, nulla sembra affidato al caso; il ruolo di “minoranza fondamentale” che si è ritagliato Renzi  è il raggiungimento di un obiettivo a lungo studiato.

 


 

La situazione elettorale che Matteo Renzi si è trovato davanti è la seguente: non potendo drenare al PD (almeno in questo momento) più elettori di quanti non abbia già fatto con la scissione, e vedendo nel nuovo centro, ed in Calenda, una sorta di fotocopia, la caccia di voti è aperta a destra, fra i liberali di Berlusconi ma, soprattutto, nel gigantesco bacino elettorale di Salvini – che non è solo Pontida – dove il Senatore toscano pensa di poter fare breccia.

 

Dopo l’incontro di Malta, sul tema immigrazione, Renzi ha svelato quella che sarà la sua tattica comunicativa:

  • nel caso in cui il Governo farà qualcosa di positivo, interverrà sottintendendo “Bravi! Ma con la mia idea, meglio ancora..”. Altresì, nel tweet in questione (22 settembre) egli fa esplicito riferimento “ai soldi degli italiani che finiscono ad Orban”, rivendicando questa identità nazionale, nello scontro di un popolo contro un altro, di un leader contro l’altro: “noi vs altri”.

 

  • nel caso le decisioni assunte dall’esecutivo non lo trovino d’accordo, al senatore toscano verrà facile prendere le distanze, rivendicando “la diversità della sua guida e del suo partito”.

 


 

Le somiglianze fra “i due Mattei” continuano ad essere sempre più numerose, anche se il punto di contatto più forte risiede nell’atteggiamento di terzi, cioè di quel popolo italiano profondamente affascinato dal leader carismatico, decisionista o presunto tale.

E’ un caso se l’utilizzo del mezzo social, come vetrina per mostrare attimi della propria vita privata, trovi riscontro, fra i big della politica, solo in Renzi, Salvini e Calenda, tre guide con partiti a forte impronta leaderistica? No.

E’ un caso se, in questi giorni, gli elettori renziani si siano spinti ad insultare Pieraccioni e a postare sui social pessime battute sull’ictus di Bersani? No, perché Renzi è un leader, ed un leader è tale solo se perde i segni dell’umano, diventa intangibile, va difeso ad ogni costo: perché il leader, una volta riconosciuto, ha sempre ragione.

Anche per questi motivi, Matteo Renzi ben sa che gli sarà più facile drenare i voti della Lega che riprendersi il popolo del centro sinistra, campo nel quale si è fatto troppo nemici da quando la magia si è spezzata, qualche anno fa, dopo il referendum per sua stessa ammissione troppo personalizzato: una roba da leader, appunto.

 

Segui su twitter @ifatticapitali

 


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *