Riapertura delle regioni: il problema lombardo, la frustazione del Nord, la ragione della maggioranza.




A leggere le reazioni della politica e di gran parte della popolazione del nord Italia sulla riapertura delle regioni, l’ipotesi della prima guerrra civile dovuta alle vacanze estive rischia di uscire dal fantascientifico per rientrare nel genere più consono al nostro Paese: il grottesco.

Al 28 maggio 2020, rispetto alla curva dei contagi scesa ai minimi storici nella maggior parte del centro-sud, risponde la situazione di Lombardia, Piemonte e Liguria, regioni in cui il virus continua a insistere con severità, sia nel numero dei contagi che in quello dei morti.

 

In questo quadro si avvicina una data attesa da milioni di italiani, quella del 3 giugno, con i congiunti fuori regione ansiosi di ritrovare, a distanza di 3 mesi parenti e seconde case che pure hanno necessitato di cure e dell’assolvimento delle spese correnti nel periodo del lockdown.

 



 

Dopo le affermazioni del fu moderato Sindaco di Milano, Beppe Sala “ci ricorderemo del trattamento del Sud”, e l’apertura di Zaia delle discoteche venete annunciata per il 15 giugno, l’impressione è che Sars-Cov2 si sia tramutato nel virus della follia e abbia iniziato a investire le dirigenze del tanto glorificato, preciso e produttivo Nord.

 

La doverosa differenza di trattamento per la riapertura fra regioni, in questo specifico momento e a partire dal 3 giugno, non riesce a essere assorbita come normale azione politica a difesa della maggioranza degli italiani, bensì è stata presa come eventuale punizione razziale, con sfoghi di vario genere frutto di una frustrazione comprensibile ma penosamente ridicola.

 

Andiamo sempre al sodo: solo un manipolo di imbecilli può considerare una punizione di stampo razziale l’eventuale apertura posticipata di Lombardia, Piemonte e Liguria. Eppure questo sembra essere  il messaggio trapelato dalle parole dei massimi dirigenti del “motore” di un Paese senza piloti già da qualche decennio.

Permettere l’apertura della Lombardia mentre insistono 400 contagi nella regione, è una follia sanitaria che cozza contro la guerra alla movida e la martellante campagna per la prevenzione igienico sanitaria atta a fermare il virus.

 



 

Il problema, avvertito dalla maggior parte dei cittadini, sembra essere chiaro: l’inadeguatezza di chi sta governando da decenni un Paese pieno di conflitti e astio di origine medievale.

 

Il Ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, quello che confuse gli F35 con degli elicotteri tanto per utilizzare un pò di archivio, conferma le assurde intenzioni del Governo, dichiarando: “Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione. La distinzione tra cittadini di una città rispetto all’altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo.”

 

Ciò che risulta incomprensibile – nell’ambito di una situazione già paradossale per l’indisciplina istituzionale dei vari sindaci e presidenti di regione –  è come si possa giustificare questo sentimento di “comunità della punizione” dopo settimane in cui le attività hanno riaperto e la circoscrizione dei focolai è sotto controllo solo dalla Toscana alla Sicilia.

 

Il sentimento di solitudine nordico è quanto di più inetto si possa esprimere, irrispettoso nei confronti del resto del Paese e vigliacco nelle sue presunte rivendicazioni future.

 

Il Paese va riaperto il 3 giugno con le dovute precauzioni, fermando, per il momento, le regioni con il più alto tasso di contagio. Niente di più semplice se si ragiona con la logica del buon senso e non con quella del portafoglio o del presunto peso specifico.

All’interno di una pianificazione della fase2 disastrosa, il rischio concreto di trovare un  definitivo, fatale errore, sarebbe quello di chiamare il liberi tutti allo stesso tempo, senza calcolare i sacrifici fatti dalle popolazioni meno colpite che pure pagheranno lo stesso conto economico e sociale degli abitanti del nord.

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