Salire al Colle con lo smartphone in mano

Le consultazioni del Presidente della Repubblica proseguono nel bel mezzo di una comunicazione politica impazzita: la smania social ormai è trasversale. 

Anticipazioni, spifferi e intenzioni dichiarate: il quadro è sempre più complesso. 

 



 

Ogni crisi politica ha permesso agli italiani di conoscere personaggi fra il tragico e il grottesco: da Scillipoti a De Gregorio, da Razzi a Ciampolillo, oggi è il turno Luigi Vitali.

Solo ieri, attraverso un post su Twitter, il forzista Vitali prometteva sostegno al Premier Conte, a motivo della “drammatica situazione del Paese”.

Il tempo di dormirci sopra e la retromarcia viene innestata bofonchiando qualcosa su giustizia e prescrizione. Nel mezzo le telefonate di Berlusconi e Salvini per riportarlo alla ragione. La loro.

E forse è solo per la gravità del momento se questa volta i soliti folklorismi non riusciranno a prendersi il centro della scena, con il sense of humor che rassegna desolato alla ciclica scoperta di talune personalità.

 

 



 

Se le commedie politiche si arricchiscono di nuovi capitoli, le cazzuole dei costruttori lavorano senza sosta per il fortino in difesa del futuro Governo.

Nella delicata trattativa per evitare al Paese nuove elezioni, il Segretario del PD Nicola Zingaretti, decide di comunicare via Instagram l’imprescindibile ricandidatura di Giuseppe Conte nel ruolo di Presidente del Consiglio. Un messaggio non propriamente fra le righe, che raccoglie sui social tutto il malumore degli iscritti.

Il più grande partito di centro sinistra non è più capace di esprimere una dirigenza che soddisfi l’arte del compromesso e decide di appoggiarsi con tutto il suo peso su un Avvocato prestato alla politica, già partner di Salvini e orgogliosamente definitosi populista. Mattarella è informato. Zingaretti può salire al Colle per i pasticcini.

 

 

La miccia della crisi innescata da Matteo Renzi si è tradotta, come preventivabile, in una esplosione sfuggita di mano anche al bombarolo.

Il leader di Italia Viva è costretto a rispondere quotidianamente ad attacchi che piovono da tutte le parti, con una difesa che cigola più volte, soprattutto quando si fa apertura verso altre coalizioni, purché non guidate da Giuseppe Conte.

 

 

Un bunker, quello del Senatore toscano, che continua a reggere per la pochezza tattico-politica di contorno, e si legittima nei delicati rapporti intercorsi in queste ore fra l’ala estrema del grillismo e quanto resta del PD più moderato: ovvero il nucleo di un possibile nuovo Governo.

Nella ricerca di equilibri che ancora sembrano impossibili o così fragili da non garantire alcuna stabilità, Salvini e Meloni danno il loro contributo continuando a parlare di elezioni come unica via per risolvere la crisi.

Candidati a vincere a mani basse, senza nemmeno lo sforzo di un programma elettorale chiaro, rispetto a un Paese che affronta ancora la pandemia, deve rispondere all’Europa sul Recovery Plan (del quale Salvini farebbe addirittura a meno) e in cui molto presto decine di migliaia di persone si troveranno senza lavoro.

Per i leader dell’opposizione il Quirinale non promette i pasticcini di Zingaretti. Più probabile l’offerta di una buona camomilla.

 



 

CONTE QUANTO CONTA?

Il nodo centrale di questa crisi è diventato il Premier prestato alla politica, l’uomo sacrificato per amor di patria a una doppia esperienza governativa nella quale, anche per merito di una pandemia mondiale, si è reso personaggio pop e familiare con il suo rassicurante eloquio e l’immagine del pacificatore, espressa nella retorica del moderato.

Un Avvocato che ha imparato ad amare il potere e adesso sogna un partito tutto suo, stringendo a sé il sostegno di tanti grillini transfughi spaventati dallo spettro delle elezioni.

Una guardia d’onore che tiene in ostaggio il quadro politico, incluso quel PD già vittima di una sindrome di Stoccolma inspiegabile anche a molti suoi iscritti.

 



 

Le consultazioni proseguono. Scorrono le immagini di queste rappresentanze che lasceranno i famosi 15 minuti di celebrità a qualche figura minore e in questo tour de force della comunicazione viene da chiedersi cosa penserà Mattarella, al corrente delle intenzioni degli ospiti grazie agli annunci strillati sui social.

“Questo sarà il mio ultimo Natale da Presidente della Repubblica”: con un certo sollievo nel tono della voce, Mattarella era già proiettato verso la pensione a fine dicembre.

Dopo queste consultazioni, probabilmente sognerà anche una lunga vacanza. Magari lontano dall’Italia.

 



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