Sardine, social e realtà: è un fatto capitale.




Da wikipedia: “….la sardina è una tipica specie pelagica che vive in acque aperte, senza alcun contatto con il fondale.”

Il fondale, figurativamente la realtà più solida, è qualcosa dalla quale il “movimento sardine” sta già iniziando rapidamente a staccarsi, agevolato da un’opinione pubblica esasperata, oltre che da una stampa alla ricerca di sensazionalismo da fomentare, anche disobbedendo alla sua seconda regola: l’analisi oggettiva dei fatti.

E’ un fatto che il movimento ideato da quattro ragazzi nasce con l’intento di contestare, ma non ha nessuna ambizione di costruire; semmai il sogno – molto ambizioso- è quello di ricostituire un’etica del dibattito persa nella narrazione del leader leghista, accusato di aver indottrinato il Paese con e per l’odio.

Le sardine non sono nulla di nuovo per chi ha vissuto il berlusconismo e l’epoca dei girotondi;  sono giusta ed esaltante avventura per gli under 30; pericolosa tentazione per chi non distingue più la forza dei social da quella delle urne.

 

E’ un fatto che un movimento senza leader difficilmente può replicarsi in ogni città, come invece sta succedendo in queste ore,  grazie ad internet e i social, ma non solo : vedrete, nuovi leader spunteranno come funghi.

Dall’esterno, quindi, bisogna sottolineare che ci sarà già uno scarto fra la piazza di Bologna e quella che verrà, così come fra le idee di un organizzatore e l’altro, alla ricerca dei quali la stampa andrà a pesca con la rete grossa.

 




E’ un fatto che, una volta esaurita la sua spinta “contro”, la Sardina dovrà cercare una rappresentanza politica: salvo contestare senza soluzione di continuità, disperdendo volontariamente la capacità aggregativa in ritrovi di civile protesta.

E’ un fatto che i movimenti in Italia non abbiano mai portato bene: dal Movimento Sociale Italiano a quella piazza colorata di viola, magari più sguaiata e facilona, iil popolo del Vaffa Day dal quale sarebbe nato il Movimento 5 Stelle.

Anche per questo motivo i partiti di Governo, grillini esclusi, provano a mettere il cappello ad una piazza che rischia di protestare anche contro di loro per la scarsa coerenza –  dall’immobilismo su i decreti sicurezza   agli accordi sanguinosi con la Libia.

 

Intanto, la Sardina trova il suo primo, riconoscibile leader in Mattia Santori, giovane organizzatore di Bologna già spesosi nel sacro pellegrinaggio fra i mediocri programmi televisivi italiani.

 

E’ un fatto che l’opinione pubblica sia esasperata a tal punto da non volersi porre domande su chi contesti Matteo Salvini, ma il compito di chi non tifa è quello di osservare, possibilmente cercando di prevedere i rischi dell’oggi.

 

Le sardine sono una buon termometro per la vivacità della nostra democrazia; il motivo della loro contestazione più che valido, ma le urne sono un’altra cosa, anche se le esaltazioni social riparano molti vuoti personali e dallo specchio di un Paese abituato a vedersi sempre sul filo fra fascismo e anarchia.



Domande:

  • che succederà una volta esaurito l’olio di novità che protegge la freschezza delle sardine?
  • Entro quante settimane si stabilirà un cappello politico, o assisteremo spuntare una quantità di piccoli leader, giovani e giovanissimi, che diranno la loro anche su temi lontani dalla ragion d’essere delle sardine?
  • E se non si istituzionalizzasse in qualche modo, quanta paura può incutere un movimento capace di votare una dozzina di micropartiti diversi ed in lotta fra loro?

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/sardine-sfondo-bianco-due-pesci-3732726/

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