Se i poveri aumentano e l’entusiasmo cresce

Secondo ISTAT, al termine del 2020 le famiglie italiane che rientrano nella soglia di povertà assoluta sono 6 milioni. Numeri in crescita rispetto ai dati già drammatici del pre pandemia (5.7 milioni di famiglie).

La Caritas afferma di aver aiutato negli ultimi dodici mesi circa 1.9 milioni di individui.

Un dramma sociale che ha precedenti ormai lontani: è come se nel 2020 si fossero aggiunti all’esercito di disperati già dislocati in città grandi come Torino, Milano, Bologna, Napoli e Palermo, anche tutti gli abitanti di una città come Perugia.

 

“Il futuro è una palla di cannone accesa e noi lo stiamo quasi raggiungendo”, canta De Gregori nei “Muscoli del Capitano”, brano  nel quale chi guida la nave, pur avvertito dal sottoposto del pericolo imminente, tira dritto con fiducia perchè a suo avviso “c’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente”

 

Nel contesto di un Governo oligarchico, monocolore, composto dalla peggiore classe politica di sempre, appena un gradino sopra a quella della seconda Repubblica, sottovalutare la portata della tragedia in atto è strategia comune che non fa differenza fra bandiere politiche. 

 

Il “qualunquisimo” sulla mala gestio politica è infine coinciso con la realtà desolante di un Paese rassegnato. Il dato sull’astensione è stato il più importante campanello di allarme di una situazione pericolosa per la democrazia stessa; segnale ovviamente sottaciuto, scarsamente analizzato, mascherato dall’impresentabilità di taluni candidati nelle grandi città.

 

E mentre la crisi del lavoro e quella valoriale  si allarga a macchia d’olio sul piano del reale, il dibattito pubblico quotidiano viene orchestrato con grande maestria da una stampa che riesce a recuperare lo scarto con i social nella capacità di portare i temi di suo interesse all’attenzione del pubblico.

In questo senso, i lettori più attenti avranno potuto constatare come da molti mesi – e quasi ogni giorno-  venga assunto a fatto capitale il caso del singolo, il personaggio capace di stimolare il manicheismo tipico di questo Paese analfabeta, l’evento internazionale fuori dalla portata del nostro intervento e/o interesse concreto: tutto purché non si parli delle condizioni di una società in cui insistono sempre più poveri, iniquità e i diritti lasciano spazio “all’interesse comune” ben oltre le regole concordate e sancite dalla Costituzione.

 

Con un Presidente del Consiglio che non informa e quello della Repubblica che anela passeggiate da pensionato illustre, l’Italia è sempre più vittima di se stessa e della sua storia: quella che la costringe a ripiegare ciclicamente verso il condottiero e la sua Coorte, Gran Consiglio, Cerchio magico, sfilata di lacché.

 

Una situazione anomala, bulimica di grandi strappi corali verso il futuro, mentre nelle retrovie cadono come sul mitico fiume Don milioni di italiani che trascinano giù sempre più vicini.

Siamo passati dall’avanspettacolo Berlusconiano nel quale veniva fornita al pubblico una bibita velenosa di risate sguaiate e goderecce, al grottesco dramma Beckettiano dell’attesa, condita dal Sadismo di chi vuole eliminare del tutto il problema povertà assorbendo chi non ce la fa negli interessi di un sistema sempre più piccolo e autoreferenziale.

E mentre si cercano disperatamente nuove economie “nell’innovazione” non si tiene conto di un fatto incontrovertibile: il futuro vive sempre di presente.

 

Un presente nel quale i lavoratori muoiono a grappoli dentro ai cantieri o nei campi.

Un presente nel quale fra dirigenze e operai corrono differenze salariali abissali.

Un presente nel quale c’è chi smania per lo smartworking e chi implora per un lavoro a tutti i costi.

Un presente nel quale si prestano collaborazioni a 5 euro l’ora e si guarda con orrore alla dignità del salario minimo che in Europa è prassi.

Un presente nel quale insistono 900 tipi di contratti di lavoro per poter scegliere al ribasso l’offerta da presentare.

 

Un presente nel quale i giovani non procreano e invecchiano mentre i vecchi non muoiono, inceppando, come afferma il filosofo Galimberti, il sistema intero di una società che non solo ha perso la bussola ma anche la terra sotto ai piedi.

E ora naviga a vista, sospinta da venti che per natura hanno un’origine incerta.

 

Lorenzo Guidantoni

Twitter @GuidaLor

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