Tav, c’è il sì di Conte. Ora restano solo 700 opere incompiute.

La TAV si farà, lo ha annunciato il Premier, Giuseppe Conte, con un messaggio su Facebook dalla solennità un pò grottesca, nemmeno ci preparassimo all’Armageddon.

 

La Tav Torino – Lione si farà perché “non realizzarla costerebbe più che completarla”.

 

Poniamo al lettore due domande:
  1. Serviva un anno per capire che fermare i lavori sarebbe stato sconveniente, stante le onerose multe da pagare?
  2.  Perché l’analisi costi/benefici non ha segnato fra i suoi parametri il costo derivante da un possibile stop ai lavori?

 

Ovviamente, da adesso in poi, in Italia si parlerà per settimane della Tav e dell’incoerenza del Movimento 5 Stelle, che continua contraddirsi e ingoiare bocconi tanto amari quanto letali per il suo futuro politico.

Oltre il singolo caso, e fuori dalla bagarre istituzionale, ricordiamo che il “comparto infrastrutture” è arrivato al dodicesimo anno di decrescita, con questi numeri:  investimenti diminuiti, dal 2007 al 2017, del 36%, con un impatto negativo sul PIL di 5 punti, 600 mila posti di lavoro andati persi, 120 mila imprese che hanno chiuso i battenti e 600 cantieri fermi.

 

Oltre la Tav,
in Italia si registrano 700 opere incompiute.

 

 




 

La colpa di questi ritardi, non sempre derivante dal lungo dibattito politico, è da rimandare alla burocrazia schiacciante del nostro Paese.

Tra progetto di fattibilità e l’affidamento dei lavori, ci sono 36 passaggi, 7 anni per aprire il cantiere e quasi un anno per la sentenza di appello, in caso di contenzioso.

Infatti, oltre alla lentezza dovuta alla burocrazia, si registra la lentezza della giustizia, altro motivo per il quale le aziende straniere non vengono ad investire in Italia.

 

 

 700 opere ferme per un valore complessivo di 40 miliardi di euro, 27  hanno un costo superiore ai 100 milioni; in esse, si concentrano investimenti per 24 miliardi e 603 milioni di euro.

 

 

A queste ed altre infrastrutture, si sommano numerosi  lavori che riguardano la gestione di complessi e singoli edifici a carico dello Stato. Buona parte di queste proprietà statali sono ora in vendita, con aste dal successo tutto da verificare nei prossimi mesi.

 




 

Le nuove norme del Governo, atte a snellire i microappalti nei piccoli comuni, hanno fin qui funzionato: i fondi sono stati esauriti in pochi mesi ed i lavori portati a termine. Sulle grandi opere, però, si registra ancora una battaglia ideologica sfibrante.

 

 

Per contatti ed invio contributi: postamaster@ifatticapitali.it

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foto https://pixabay.com/it/photos/galleria-metropolitana-metro-690513/

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