Stati Generali: così parlò Gualtieri, pensandosi Zharathustra.




Così parlò Gualtieri, in quel di Villa Pamphili: “Il perno di questo piano saranno gli investimenti, vogliamo portarli a un livello al di sopra della grande crisi, diventare tra i paesi che investono di più in scuola ricerca formazione e innovazione”. “Vogliamo completare e rendere di eccellenza la nostra rete di infrastrutture materiali e immateriali, vogliamo diventare leader nei pagamenti digitali, vogliamo trovare risorse contrastando l’evasione fiscale e attingendo appieno a questo grande piano per il rilancio dell’Europa”.

 

Gli Stati Generali sono partiti sotto i migliori auspici dei suoi organizzatori, impegnati a rendere l’appuntamento un evento storico dal quale l’Italia (-9% del PIL previsto nel 2020 e trecento mila posti di lavoro persi con il lockdown), uscirà, secondo le intenzioni sbandierate, come nazione dell’eccellenza in ogni settore.

 

Gli obiettivi del Premier e del suo Ministro dell’Economia  sono nobili così come è stracciona la realtà in cui si trova il Paese, impegnato a bruciare i risparmi per dimenticare di essere finito vicino a un punto di rottura socio economico pericoloso sotto tutti i punti di vista, benché offuscato dalle diatribe sciocchino ideologiche delle statue e del razzismo della polizia d’oltreoceano.
Come se l’italico “Maresciallo Rossi” fosse quotidianamente impegnato nel pestaggio dei neri, in un problema d’altronde risolto a monte, per quel che ci riguarda come nazione, fra patti Minniti e decreti sicurezza mai aboliti, nel silenzio generale di un’opinione pubblica adolescenziale e distratta.

 



 

Mentre Conte e i suoi prodi promettono lo sbarco sulla luna della nave Italia, il Dl Rilancio è ancora bloccato da oltre 100 decreti attuativi. La situazione degli ecobonus promessi è ingarbugliata e tiene sulle spine imprese e consumatori pronti a scatenarsi con lavori di riqualificazione ultra miliardari; la scuola è nel pieno caos di una riapertura ancora da decidere, con 200.000 precari infuriati e universitari abbandonati al loro destino; la soft mobility è stata un fiasco e le infrastrutture sono bloccate a un bivio burocratico che vuole essere risolto abolendo quanto fatto con il Codice degli Appalti, in anni di sventolati “snellimenti”, da destra a sinistra.

 

In questo quadro per nulla rassicurante, gli Stati Generali indetti dal Premier, fra punti stampa virali e dichiarazioni di intenti roboanti, stonano con la realtà fuori dalle possenti mura dei Pamphili, nell’incoerenza più totale di una politica che si crede illuminata ma naviga nel buio di una pandemia ancora lungi dall’essere finita, infarcendo le gazzette di promesse e ignorando i pochi punti saldi ai quali tenersi forte nel pieno della tempesta in arrivo. Tempesta che pure non sfugge alle centraline a bordo e a  quanti comandano la nave.

 

Alcuni rappresentanti del Governo forse la pensano come Nietzsche, in un monito secondo il quale “tanto più si innalzeranno, tanto più sembreranno piccoli a quelli che non possono volare”, ma l’impressione è quella di essere davanti a degli struzzi più che sotto a uno stormo di aquile…

 



 

Foto https://pixabay.com/it/photos/moroni-angelo-statua-profeta-1467937/

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