L’epoca del “Ti querelo!”. Quando il Presidente denunciò la bandiera.

Cominciò tutto in un bar di Montappone, tra Fermo e Macerata, in un afoso pomeriggio di agosto fuori dal “Bar Giallo” dove Gino Stallaro, ex ferroviere in pensione, malauguratamente scartò il due di bastoni invece del tre di coppe, nell’ultima smazzata di una partita lunghissima.

A Palmiro Palmitano, suo compagno di giuoco, la rabbia per l’incomprensibile passata di mano lo portò a dire una frase di cui non ricordava la provenienza ma che aveva assimilata da qualche parte fra radio e tv come la più seria minaccia prima delle mani addosso: “GINO! TI QUERELO!”.

Al suono di quelle parole, il cuore di Gino Stallaro cessò di battere. Il caso finì sul giornale locale.

 




Ma come era iniziato tutto questo?
Come al solito, televisione e politica furono i primi a dare il cattivo esempio.

 

Il clima nella nazione era diventato insostenibile da tempo: i leader di Partito querelavano giornalisti ed elettori; i giornali querelavano giornalisti e i partiti si querelavano fra di loro, fino al giorno in cui, per legge, agli utenti della rete fu aggiunto il tasto “querela”.

Si era creato in Italia un clima infame nel quale la pacatezza delle idee cedeva al vaffanculismo più becero, frutto di un cambiamento che non aveva rivoluzionato un bel niente, se non accelerato un ulteriore – ed impensabile all’epoca –  caduta degli usi e costumi di un Paese già sboccato per natura.

 

I tribunali furono in breve tempo saturi di processi da sbrigare. Dentro ai commissariati non c’era più spazio per archiviare le migliaia di denunce giornaliere, ed il silenzio, come arma di preventiva difesa, cominciava ad essere la triste colonna sonora di piazze sempre meno affollate.

Tutto ebbe fine il giorno in cui il Presidente della Repubblica querelò la bandiera per sventolio sospetto verso il lato Vaticano del Tevere.

 

Il giorno dopo, sconvolto dal suo stesso atteggiamento,
il Presidente ordinò l’abolizione della querela  ed il ripristino degli “schiaffi” fino ad esaurimento fisico e soddisfacimento morale dei vari contendenti.

 

Da quel momento il clima generale migliorò, mentre sul destino di quel Paese grottesco le leggende si confondono e la storia continua ad essere poco chiara.

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