Trading online: il nuovo gioco d’azzardo




 

Stando ai risultati di una ricerca presentata dalla società di consulenza Finer, gli italiani sono diventati un popolo di Gordon Gekko: esperti di leve finanziarie, mercato valutario e azioni societarie si sono infatti moltiplicati negli ultimi mesi, allettati da un’attività presuntamente redditizia, portata avanti a suon di click e intuizioni.

 

In Italia, ogni giorno, oltre due milioni di persone si lanciano alla conquista della finanza on line. Squali che nella maggior parte dei casi si limitano a controllare e gestire titoli concordati insieme al consulente finanziario, accompagnati da un crescente numero di temerari, i circa 15 mila heavy trader decisi a viverl o arrotondare, laddove non subiscano gravi perdite, con il trading on line.

 

Vogliosi di scommettere sul petrolio a colazione e sul prezzo del grano a pranzo, in tanti scoprono la passione per il facile guadagno, ignari di lanciarsi in un mondo spesso oscuro, sul quale la Consob indaga per fermare gli oltre 200 broker che operano fuori dalle regole, proponendo consulenze, piattaforme e contratti gabbia.

 



 

La spinta al trading è stata favorita in questi anni dalla creazione di piattaforme digitali sempre più intuitive oltre che da una forte pubblicità portata avanti su scala mondiale, per una clientela ingolosita da centinaia di tutorial e siti web pronti a spiegare in quattro mosse come guadagnare migliaia di euro restando comodamente seduti in poltrona. La noia del lockdown ha fatto il resto.

 

Se in Italia il la compravendita di azioni on line ha segnato il +211% nei mesi di lockdown, negli Stati Uniti il numero di “broker fai da te” si è addirittura quadruplicato da aprile a giugno, con il motore di ricerca Google che ha registrato il +50% di ricerche relativamente ai termini “trading on line”.

 

I casi di perdite eclatanti non sono facilmente rintracciabili per ovvi motivi di privacy ma dalle società di consulenza più disparate giungono storie che meriterebbero la prima pagina: investitori dimentichi di inserire lo stop loss, ovvero il limite alle perdite, tornati a casa la sera ormai orfani di qualche decina di migliaia di euro; utenti incapaci di comprendere i meccanismi  di base ma ciò nonostante vogliosi di rivalsa verso le piattaforme, già blindate da contratti lunghissimi risolti con il click su una spunta per l’accettazione dei termini di servizio.

Storie da ridere, se non nascondessero tragedie finanziarie e lo spettro di una ludopatia che nel nostro Paese cresce al ritmo costante degli studi e delle richieste di aiuto psicologico.

Per questi motivi, all’interno di un periodo pericoloso per la recessione e l’aumento della disoccupazione, la raccomandazione dei più famosi trader d’oltreoceano è quella di affidarsi a professionisti, studiare e utilizzare piattaforme di operatori certificati.

 

dì @GuidaLor




 

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