Nel turismo 1.5 milioni di lavoratori a rischio.






Fare la conta dei danni prodotti dal coronavirus diventa esercizio sempre più complicato.

Fra i tanti settori in difficoltà attualmente sostenuti dall’azione del Governo,  il comparto turismo è quello che rischia più di ogni altro di subire gli effetti devastanti di un lockdown prolungato e del nuovo stile di vita che ci attende.

Quello dei servizi ricettivi è un comparto che, insieme all’indotto, in Italia vale quasi il 9% del PIL e occupa circa 1.5 milioni di persone.

Secondo l’Osservatorio  Italiano del Turismo, l’offerta nel 2018 contava su 178.400  esercizi ricettivi, di cui il 18,6% appresentato dagli alberghi.

Nel 2017,  l’Eurostat ha calcolato che l’Italia è stato uno dei paesi europei con più pernottamenti: circa 427 milioni di notti.

Nel 2018, secondo l’Istat, Roma, Milano, Napoli e Venezia hanno accolto un totale di 50 milioni di turisti.

In Italia, nello stesso anno, si sono registrati gli arrivi di 58 milioni di tedeschi, 14 francesi e americani, circa 6 dalla Cina, per un totale di presenze record: 429 milioni di viaggiatori fra italiani e stranieri.

Ad oggi, con un miliardo e trecento milioni di persone in lockdown e i futuri, necessari controlli che scoraggeranno il turismo dall’estero, questi numeri sembrano irripetibili.



Con il prolungarsi della pandemia globale non c’è dubbio che il coronavirus rischia di essere un colpo letale per la maggior parte delle entità attive nel settore.

In questo senso, il decreto d’emergenza definito “Cura Italia” non ha soddisfatto i rappresentanti di un comparto che, se oggi è fermo, domani subirà ancora sicuri contraccolpi, in una scia lunga e pesantissima per aziende e lavoratori.

L’estate 2020 già segna un -50% di fatturato, con un calcolo ottimistico basato sul “ritorno alla normalità” nel mese di giugn e facendo affidamento su una domanda interna che è tutta un’incongnita: quanti italiani potranno usufruire delle ferie di luglio e agosto quest’anno? Quali disponibilità economiche avranno?

La tempistica differente con la quale l’epidemia si è diffusa in tutto il mondo, allunga i tempi per il ritorno del turismo straniero.

Di quei 429 milioni di turisti del 2018 (ultimo dato disponibile) difficilmente se ne riusciranno a vedere anche solo la metà nel 2020.

Sostenere un settore con un milione e mezzo lavoratori disoccupati o in cassa, per un lasso di tempo più lungo di qualche mese, sembra oggettivamente difficile.

Per la politica sarà complicato – se non impossibile – rilanciare il turismo nel breve periodo: presa per scontata la recessione globale, e quindi il calo del benessere generale, insieme al potente danno d’immagine subito dall’Italia, quanti saranno i turisti vogliosi di intraprendere viaggi nel nuovo mondo pieno di controlli serrati e mascherine che ci attende?






foto https://pixabay.com/it/photos/venezia-italia-citt%C3%A0-urbano-1933559/

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