Una giornata nel black friday (sottotitolo: La Follia)

Uno pensa di essere alternativo al sistema, per quanto possibile fuori dalle logiche del mercato, crede di distinguersi dalla massa, e poi…

Poi lo smartphone vola giù per le scale, rimbalza su tre gradini, atterra sulla cornice di sassi che delimita il giardino condominiale; si fracassa, si sbriciola, s’è rotto.  E’ il giorno prima del black friday e così, nonostante tutto, pensi che i pianeti si stiano improvvisamente allineando in tuo favore.



Step 1 (il magico mondo di internet)

Qualunque pagina web spara popup con ogni tipo di mercanzia (inutile alle tue ricerche). Inizia ad assalirti la malinconia per i vecchi telefoni in bachelite, pochi colori, poche proposte, la sicurezza di un tu-tu facile. E invece no. 8912 offerte diverse, 718 siti specializzati con 718 voti discordanti sul valore dello stesso prodotto: non resta che uscire e cercare conforto nell’umanità di un commesso.

Step 2 (grande rivenditore di elettronica)

I commessi non ti si cagano. Sono esasperati dall’assalto (e non sono nemmeno le 14.00) dei numerosi clienti a caccia di affari. Cerchi (ovviamente) l’unico smartphone non presente in vetrina, il solo veramente conveniente secondo le analisi degli esperti. “Finito, non torna più”. La venditrice è assolutamente decisa nel farmi credere che in quattro ore abbia ceduto tutti i pezzi in promozione, alla faccia dello spread e della crisi. Tenta quindi di convincermi della bontà di altre marche, Evidentemente, mi ha scambiato per uno dei vecchi scemi all’assalto. La mollo e cambio negozio. La speranza è ancora viva, anche se internet e questo primo giro iniziano a sfiancarmi.

Step 3 (supermega rivenditore di elettronica)

La ressa attorno al banco degli smartphone fa pensare che li stiano regalando. Un uomo anziano si rivolge al commesso “oggi è il feeback day no? In America ce se so menati, sti stronzi!” (loro è….)

Il commesso ride divertito, preoccupato allo stesso tempo dalla numerosa clientela, assiepata sopra la vetrina come in un museo. Cerco, a fatica, quel famoso smartphone. Incrocio lo sguardo del venditore, colgo l’attimo. “Ce lo avete questo?” (mostro una foto fatta con il cellulare, adeguandomi volentieri all’impreparazione degli altri avventori). “No finito, avevo solo 30 pezzi”.  Lo ringrazio, annuisco ed inizio a capire.

IL BLACK FRIDAY E’ UNA FREGATURA, una mega manciata di frumento lanciato alle galline nel pollaio. E noi tutti lì a fare a spinte per comprare quello che vogliono farci avere, ovvero, fondi di magazzino.

Il cellulare inizia a perdere colpi mentre analizzo tutta la faccenda, in mezzo a numeri e correlazioni più o meno logiche. Decido di prendere il primo cellulare che trovo (perché io lo voglio ancora chiamare cellulare!).

 



Step 4 (la cassa)

Il mostro finale è la cassa. Mai vista fila più lunga, nemmeno alla posta. Immancabili vecchie che litigano per la composizione della coda, gente che sbuffa. Continuo ad imprecare verso la società e un altro vecchio che fa? Tira un peto. Lo giuro, possino cecamme ora!. Il vecchio trombone molla duro. Mi figuro l’imbarazzo generale e invece…. no. Tutti continuano a fingere, con l’occhio ansioso rivolto verso i cassieri, oberati di lavoro come non mai.  Finalmente pago, prendo il pezzo, esco. Addio.

 

foto https://pixabay.com/it/photos/scala-mobile-scale-283448/

 

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