USA, Europa e getta. In onore di Giulietto Chiesa

In onore di Giulietto Chiesa

 

Quando il povero Giulietto Chiesa, a lungo corrispondente da Mosca per l’Unità e la Stampa, riempiva i circoli e i salotti delle tv locali per annunciare l’inizio della terza guerra mondiale – a motivo del sorpasso economico cinese maldigerito dagli Stati Uniti – in pochi erano a seguirlo, in tanti a dileggiarlo.

 

A distanza di un lustro, rivedere quelle conferenze lascia sgomenti per la precisione dell’escalation profetizzata. Nel contesto di un Paese cresciuto a pane e televisione di Stato, sempre malfidato rispetto alle voci solitarie e che, per contrappasso, oggi è scivolato nel complottismo più grottesco, la figura di Giulietto Chiesa appare gigantesca se messa a confronto con i soliti noti -e pavidi- giornalisti delle grandi Testate.

 

Come anticipato da Chiesa, il colpo di Stato del 2014 in Ucraina, sapientemente orchestrato dagli Stati Uniti, è stata la miccia, il graffio dell’aquila su un orso russo che stava lentamente uscendo dal letargo iniziato con la caduta del muro.

Il tempo di maturazione per la risposta di Putin forse non era definito ma certamente contemplato.

E quando questa è arrivata, si è aperto quel vaso di Pandora (e quì l’omaggio alla Pandora tv fondata da G. Chiesa), che andrà a ridefinire l’assetto internazionale, il nuovo equilibrio mondiale, inevitabile se si guarda alla capacità produttiva, al possesso della materie prime ma anche al differente orgoglio nazionale di giganti come la Cina, l’India e la Russia stessa.

 

L’Europa che si butta via

L’incapacità di coesione dell’Europa, più volta dimostrata in campo economico e sociale in questi anni, ha trovato il suo apice con l’inizio del conflitto in Ucraina.

 

Come il pifferaio di Hamelin, l’America di Biden ha portato tutti i leader europei verso un burrone, ancorché solo economico, dal quale risale lo spettro dell’ennesima, nuova recessione economica e il naturale ritorno dei nazionalismi.

 

Allo strappo in avanti verso lo scontro totale anelato dagli Stati Uniti, risponde la nuova solitudine dell’Europa, affondata dalla crisi del gas, fuori dai grandi giochi per la supremazia mondiale.

 

E di fronte alle preoccupazioni dei partner europei più fidati, l’amministrazione Biden risponde stanziando oltre 1 miliardo di dollari in armi per rafforzare l’esercito di Taiwan: perchè il fronte della guerra ormai travalica ogni confine e si spinge dal Medioriente (abbandonato al caos dopo anni di guerre “contro l’islamismo”), all’Ucraina e fino all’estremo Oriente.

 

Ogni giorno sembra quello buono per accendere la bomba. Ogni razzo può essere quello in grado di dare vita al disastro nucleare.

Nel sottile strato di cemento crivellato dalle bombe ucraine a Zaporizhia, c’è il sonno della ragione e la famelicità dell’uomo.

Ma non c’è timore nucleare che tenga: la corsa agli armamenti procede spedita, registrata a bilancio di ogni Paese, compreso il nostro, divenuto negli anni deposito per centinaia di testate nucleari a stelle e strisce.

Siamo diventati il magazzino d’Europa delle bombe atomiche, come da progetto USA, già svelato nei numerosi cables offerti al mondo da Wikileaks.

 

Verso dove ci condurranno gli eventi di questi mesi è difficile dirlo, spaventano le possibilità più concrete e manifeste che già Giulietto Chiesa paventava: uno scontro mondiale per il quale rischia di non restare in piedi nessuno. La debacle dell’intelligenza umana.

E’ certo che scrivere la storia di questi anni sarà molto difficile.

I -presunti- buoni alla John Wayne e alla Clint Eastwood si sono trasformati nei persecutori del giornalismo libero di J. Assange, colpevole di aver svelato le barbarie dell’esercito americano in Iraq.

E i cattivi “cinesi e russi” lanciati verso la parità tecnologica, militare ed economica con l’Occidente, non sono rappresentabili solo come mostri ideologici, perchè ogni loro exploit è stato il frutto di un modello economico che li ha pensati erroneamente solo come perni da sfruttare, un modello che porta ben stampato il nome di globalismo e quello del suo esecutore, Bill Clinton.

 

La parità militare ed economica dell’Est rispetto agli Stati Uniti è solo la ruota della storia che gira. 

Opporvisi è la naturale risposta di chi ha governato il mondo per un secolo ma da questo scontro può nascere il deragliamento dell’umanità intera. 

Allora, preferite la guerra nucleare o la futura decrescita (felice)?

 

 

 

 

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