Vedi Delhi e poi muori : inquinamento record e purificatori per difendere il Taj Mahal.




Nell’epoca dell’avanzamento tecnologico, laddove il sogno dell’uomo volante non si è ancora palesato, si rivelano sempre più concreti ed attuali  gli incubi coltivati in anni di letteratura e cinematografia catastrofale.

Delhi, città a nord dell’India che conta circa 18 milioni di abitanti (!) sta vivendo un’emergenza inquinamento dai numeri sconvolgenti.

Al momento, una coperta di smog e fumo copre la città indiana, lasciando senza fiato abitanti e turisti.

Se queste due righe sembrano descrivere una necessità tutto sommato comune, e più volte registrata anche in Italia, i numeri di tale inquinamento lasciano a bocca aperta (cosa che è meglio non fare se vi trovate in giro per le città indiane).

A fronte di un normale livello di particelle velenose Pm2.5, il cui limite si aggira intorno ai 60 punti, domenica 3 novembre, a Delhi, l’indice ha superato i 500 punti.

 




Ad aggravare il livello di inquinamento nella megalopoli si aggiungono le combustioni  provenienti dalle disordinate campagne della periferia, dove bruciano centinaia di fuochi per eliminare vecchie sterpaglie, in vista della prossima semina.

 

 

Dentro ad una  confusione legislativa tipicamente indiana, sta avvenendo il rimpallo delle responsabilità fra amministrazioni e governo, mentre il Taj Mahal, opera architettonica fra le più visitate al mondo, viene difesa da speciali apparecchiature utilizzate per purficare l’aria intorno all’edificio.

 




L’India fa parte dei BRIC  (Brasile, Russia, India, Cina) ossia quei Paesi che stanno vivendo una forte crescita industriale ed economica, spesso portata avanti con mezzi e combustibili inquinanti come il carbone, e che sono accusati essere i veri colpevoli della resistenza alle azioni atte a contrastare il cambiamento climatico.

 

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Foto copertina https://pixabay.com/it/photos/taj-mahal-india-delhi-1379273/

Foto interna https://pixabay.com/it/photos/delhi-strada-india-caos-282933/

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