Venezia, Amatrice, Matera etc.: è il momento di una collaborazione fra Stato ed Assicurazioni per la gestione del rischio catastrofale?



Premessa: questo articolo potrebbe risultare indigesto.

Non siamo quì a tessere le lodi dell’impresa privata né a rimarcare le debolezze di uno Stato incapace, piuttosto cerchiamo di aprire un dibattito sulla necessità dei Governi italiani di affrontare, nel futuro più prossimo, i cambiamenti climatici ed i sempre maggiori eventi catastrofali, senza ricorrere ai soliti, costosissimi  e complessi rimborsi a pioggia, postumi alla tragedia di turno: da Venezia, ad Amatrice, dall’Aquila all’Irpinia.

Partiamo da qualche dato per inquadrare meglio il problema, fuori dall’emotività che segue ogni catastrofe:

  • dal 1980 al 2017 l’Italia ha speso 120 miliardi di dollari per riparare i danni ed occuparsi della ricostruzione, dall’Irpinia ad Amatrice, dall’Aquila all’Umbria (Fonte Swiss Re Institute – Sole 24 Ore)
  • l’Italia è il terzo Paese al mondo, primo in Europa, per danni subiti negli ultimi 20 anni, con una spesa che ANIA quantifica in circa 3 miliardi di euro annui. In caso di un evento particolarmente grave, dalla cadenza temporale di 250 anni, potrebbe costare fino al 3% del PIL calcolato nel 2016.
  • il 78% dei fabbricati italiani, circa 14 milioni, è esposto ad alto rischio terremoto o idrogeologico (Ania);
  • i cambiamenti climatici in atto promettono una crescita esponenziale di eventi catastrofali sul territorio italiano.




Le soluzioni per porre freno a questo gigantesco problema sono due:

  • ideare e finanziare un costoso e lungo progetto di ammodernamento e messa in sicurezza del Paese: teoria che richiede tempo, soldi, ed una stabilità politica mai avuta in Italia;

 

  • affidarsi al più classico “tira a campà” di jannacciana memoria, in cui alle tragedie e ai danni seguiranno lacrime e rimborsi sempre più insostenibili.

 

Esiste poi una terza via, che è quella intrapresa da molti altri Paesi con analoghi problemi : una partnership fra Stato e società di assicurazione, attraverso la quale si possa alleggerire il carico di spesa in caso di catastrofe naturale, garantendo ai cittadini maggiore sicurezza e velocità nel rimborso.

In questo senso, l’assicurazione è:

  • obbligatoria in Islanda, Romania e Turchia;
  • semi obbligatoria in nazioni come la Francia, la Nuova Zelanda, il Belgio, la Spagna e la Norvegia;
  • volontaria in Paesi come il Giappone, la Cina e gli Usa.

 




Se l’aumento dei danni catastrofali in Italia sembra inevitabile, sarebbe intelligente da parte di un Governo preventivare una spesa annua gravosa come quella su riportata, ed attivarsi in qualche modo.

Le proposte latitano, mettiamone sul tavolo qualcuna:

  • perchè non trasferire parte dell’IMU su questo tipo di assicurazioni?
  • perché non agevolare fiscalmente l’assicurazione nelle zone a più alto rischio?

 

La nostra linea editoriale, per quel che vale e nel coro di voci anonime che raccoglie, è sempre stata vicina all’idea di uno Stato che, se realmente voluto dai suoi cittadini, può gestirsi meglio di qualunque azienda privata.

Essendo però questa un’utopia che cozza contro gli egoismi, la storia e la realtà di una corruzione endemica del Paese, per risolvere un problema di tale portata, e così imminente, si rende necessaria l’apertura dello Stato verso i privati : piaccia o non piaccia….

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Fonti:  Swiss Re Institute, Ania, Sole 24 Ore.

http://www.ania.it/export/sites/default/it/pubblicazioni/monografie-e-interventi/interventi-del-presidente/Presidente-Farina/Cosa-fanno-le-assicurazioni-per-prevenire-i-rischi-e-proteggere-i-cittadini-Presentazione-Presidente-Maria-Bianca-Farina.pdf

https://www.intermediariassicurativi.it/news-intermediari/relazione-ivass-assicurazioni-catastrofali-2018.html

https://www.ivass.it/pubblicazioni-e-statistiche/pubblicazioni/quaderni/2019/iv13/Quaderno_13.pdf

Foto https://pixabay.com/it/photos/citt%C3%A0-mezzi-di-trasporto-tempesta-3253414/

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