Venti giorni senza risposte da parte del Governo.

Era il 4 marzo quando le premesse dell’incapacità totale nella gestione della comunicazione da parte del Governo, venivano già denunciate nel pasticciato intreccio di conferenze stampa fra Protezione Civile, Presidente del Consiglio e Ministra della Scuola, Azzolina.

A distanza di 20 giorni i problemi sono gli stessi, così come le domande, ancora senza risposta.

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Cortocircuito generale tra Governo, Comitato Scientifico, stampa e cittadini. Il 4 marzo è andato in scena il peggio di un Paese in pieno stato di emergenza.

Fra necessità di contenimento del virus, una popolazione insicura e condizioni economiche aggravate dalla diffusione dell’epidemia è, in primis, doveroso affermare  che l’attuale compito del Governo non è semplice.

Semmai, in questa nostra epoca social, è fin  troppo facile criticare l’operato altrui, laddove non si assumono responsabilità, non si rischiano conseguenze.

La soluzione per fermare il covid19 non si troverà senza sacrifici da parte di tutti.

Ciò detto, ieri abbiamo assistito ad una preoccupante premessa.

L’esecutivo che si accavalla nelle conferenze stampa e svicola di fronte alle domande, non lascia sereni neanche gli osservatori più razionali.

La peggior sorte è toccata al Capo della Protezione Civile, Angelo  Borrelli, dato in pasto alle telecamere come uno scolaretto impreparato.

Ignaro delle nuove, possibili zone rosse disposte dal Governo, dei contenuti del Decreto e degli studi sul rapporto fra cani e persone in relazione al virus, Borrelli è stato salvato dalla campana o, meglio, dall’improvvisa, contemporanea apparizione di Conte e della Ministra del MIUR Azzolina.

Ci sono misteri che la storia non svelerà mai. Avere un grandangolo della sala nel momento in cui l’attenzione dei giornalisti si sposta da Borrelli a Conte, oggi non avrebbe prezzo. Riassumerebbe la situazione del Paese meglio di tante parole.

Neanche il segretario più inesperto sarebbe riuscito a commettere i pasticci dell’agenda governativa a cui abbiamo assistito ieri. Ce l’hanno fatto il Governo e Rocco Casalino, ex gieffista, oggi capo dei rapporti con la stampa, a lasciare il più umano amaro in bocca per la figura alla quale è stato sottoposto il Capo della Protezione Civile.

Sia chiaro: prima di qualunque analisi, il dovere di ogni professionista coinvolto nella narrazione di questi giorni resta quello di raccomandare – e seguire – le indicazioni del Governo.

Altro capitolo del cortocircuito, quello riservato alla scelta di chiudere scuole e università fino al 15 marzo.

Dopo aver passato una giornata a cercare di capire le intenzioni del Governo, oggi si discute sull’effettiva efficacia del decreto e le modalità con le quali si è arrivati a tale, drastica scelta.

Inizia così il “valzer della discordanza di opinioni”. Comitato Scientifico vs Premier, virologi vs dottori, con un sottobosco di analisti economici che hanno deciso – già da tempo – di prendersi il centro della scena, pubblicando i più disparati numeri per dare corpo a teorie sempre insindacabili.

Gli effetti di questo modus operandi si traducono nello stordimento di un popolo sconcertato dalla ridda di opinioni e confusione: quello che non serve, quando non serve.

Ci vuole calma e sangue freddo.  Dispiace constatare che, in questo momento, il Governo sembra invece finito in una spirale di confusione, con un Premier insolitamente nervoso anche verso i giornalisti.

L’ora è buia. “Stringiamoci a coorte”. Anche se sembra sgangherata.

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