Voce di donna. L’intervista capitale ad @anna_salvaje



Cara Anna, o Anna Salvaje è un nome d’arte? Domanda che sarà apprezzata solo dagli stalker ma tant’è, la curiosità è in un certo modo anche morbosità.

Anna è il nome che mi è stato dato. Salvaje è quello che mi sono scelta.

 

Chi sono gli stalker?

Sono criminali.

Persone che non riconoscono ad altre la libertà di scegliere e autodeterminarsi, e le perseguitano fino a rovinar loro l’esistenza. Lo stalking può manifestarsi in ogni ambito, pure ad opera di sconosciuti. Spesso però si manifesta al termine di una relazione affettiva, quando non si accetta la scelta del partner  di interrompere il rapporto, o quando non si accetta il rifiuto di un’altra persona a intraprendere una relazione.

 

L’erotismo, il corpo e l’attualità sono il tema ricorrente dei tuoi tweet. Perché scegliere un social come twitter per esprimersi, e non facebook o magari instagram?

In realtà nasce tutto da un gioco erotico.

Stavo vivendo una storia amorosa con un ragazzo molto più giovane di me. Il blog – una sorta di “diario” erotico-pornografico di quella passione – e il profilo Twitter erano una dedica a lui, un gioco fra me e lui, che leggeva on line i miei racconti delle cose che avevamo fatto, dei giochi che avevo voglia di fare, il mio desiderio di rivederlo e il senso di vuoto ogni volta che lo lasciavo. E mi eccitava l’idea che altri, del tutto sconosciuti, leggessero di noi. Poi la storia da clandestina è diventata ufficiale, ma il cinguettio, la sintesi dei pochi caratteri di Twitter, mi aveva ormai conquistata e sono rimasta.

 

Come mai una donna che parla di sesso fa ancora scandalo?

Già! Perché fa ancora scandalo?

Perché ancora oggi esistono tante zone vietate a chi nasce femmina: la parolaccia è brutta, ma in una donna di più; il desiderio di sesso senza amore è volgare, ma in una donna di più. Credo perché tutto è politica, e il sesso probabilmente più di qualsiasi altra cosa. Le reazioni al mio scrivere di sesso hanno sorpreso anche me: mi insultano (rido) e scrivono con gratitudine in centinaia. Ma se in tanti ne sono stati disturbati evidentemente la mia storia ha toccato tasti sensibili. Una donna libera a letto si emancipa in modo assoluto, definitivo, e questo fa paura. E voler impormi come dovrei parlare di sesso, e con che parole , non è forse politica?

 

Scandalizziamoli in poche righe: il luogo più insolito, l’amante più focoso, il fiasco più deludente

Chiamo un avvocato.

 



Quale credi sia il motivo per il quale sei riuscita ad arrivare ad oltre 31.000 followers? E chi pensi sia il tuo utente medio?

Non so. Questo dovremmo chiederlo a chi mi segue. Te la senti di fare 31000 interviste capitali?

 

Il tuo pubblico di riferimento principale è quello maschile, o mentre scrivi l’utente finale (il lettore, non Berlusconi ndr) ti è indifferente?

Il mio pubblico di riferimento all’inizio era solo il mio giovane amante, ma oggi credo siano principalmente le donne.

Mi scrivono in tantissime. Di ogni età, anche molto giovani. Donne che mi confermano che, purtroppo, ancora oggi certi “temi” sono le “armi” più usate per ferire le donne. La pubblica gogna è diventata una moda di web e social. Non è raro che un ragazzo abbandonato  si vendichi sul web denigrando la ex raccontando la loro intimità. O peggio, che lo faccia una ragazza per infangare una rivale con argomenti simili: l’“offesa” che isola, mortifica, umilia le donne è sempre quella, sempre la stessa. Da secoli.

Le donne più grandi sono affascinate dal blog. Spesso mi raccontano storie simili che stanno vivendo o hanno vissuto. Altre rimpiangono di essere state a un passo dal viverle e averci rinunciato per mancanza di coraggio o perché semplicemente il mondo si aspettava che loro rinunciassero.

Ma mi seguono pure molti uomini, e non perché parlo di sesso nudo e crudo, quanto perché parlo di libertà, di contrasto agli stereotipi di genere che, non dimentichiamolo, sono quelli che impongono e diffondono un modello di maschio sempre carnefice o patriarca-padrone. E invece di uomini, splendidi compagni, che non hanno paura di misurarsi con la libertà e il desiderio femminile, e con la qualità di relazione che una donna desidera, ce ne sono molti di più di quanto si pensi. Per fortuna.

 

Domanda pericolosa. Nel sesso è meglio il giovane o l’esperto? Conoscendo la suscettibilità degli utenti, raccomando molta diplomazia nella risposta!

Meglio la genuinità e il coraggio di essere se stessi. A qualunque età.

 




Ti dispiace l’appellativo che abbiamo coniato, “le erotiche del twitter”?

Sì. L’appellativo un po’ mi dispiace perché sembra, ancora una volta, separare le donne in sante e puttane. Come se le donne fossero destinate a raccontare e vivere una sessualità in termini di luna e stelle, e discostarsene, parlare di sesso e di piacere in termini poco “poetici”, le rendesse  talmente “insolite” e “strane” da farne una categoria a parte e le riducesse a essere solo quella. Che è poi il motivo per cui da sempre le donne andando nel mondo devono rivestirsi di una patina di irreprensibilità se non vogliono perdere “autorevolezza” e affidabilità.  Perché, diciamocelo, si “diffida” di una donna che ama il piacere, che ha una sessualità libera e disinibita. Come se aprire con gusto le gambe potesse far perdere competenza, serietà e fiducia negli altri ambiti della vita. Agli uomini non accade: anzi. Essere anche un tombeur de femmes contribuisce al loro fascino e carisma di leader, di maschi alfa.

Ecco. Possiamo dire che le “erotiche del Twitter”,  raccontando una sessualità femminile che può essere anche nuda e cruda (ogni donna ha la sua e nessuna è più “giusta” di un’altra), testimoniano semplicemente che nel sesso non ci sono regole oltre quelle del consenso e della scelta libera, e che sono legittimi tutti i desideri, espressi in termini di luna e stelle come quelli nudi e crudi.

 

L’ironia può ancora salvarci?

L’ironia è rivoluzionaria. Ironizzare e ridicolizzare (riferendoli solo a me stessa, perché le sensibilità sono differenti) termini secolarmente diffamanti, come puttana, zoccola, troia eccetera, distorcerli e sbeffeggiarli, li priva del loro significato prevaricatore e li disinnesca.

Da sempre il modo di controllare le donne e la loro libertà è stato dividerle in “donne perbene” e “donne permale”, e quei  termini sono le armi  affilate utilizzate per  umiliare ogni donna che  “osa” oltrepassare il recinto imposto alle “donne  perbene”: per ogni scelta visibile e diversa c’è una lettera scarlatta pronta ad esserti appiccicata addosso.

L’ironia può spuntare quelle lame, far sì che non possano più ferire. E difatti coloro che tronfi mi commentano chiamandomi troia o facendo riferimento alla mia vita sessuale, convinti di umiliarmi e “rimettermi al mio posto”,  rimangono spiazzati quando regolarmente  si accorgono che la loro arma è stata così sbeffeggiata da non avere più alcuna potenza offensiva.

Usare l’ironia nel sesso mi ha poi fatto accorgere di altro. E cioè che irrita prendere atto che una donna che parla di sesso in modo esplicito, gioioso e ironico, si esprima, anche con competenza, su altri argomenti. Come “ti permetti”, proprio tu sporcacciona, di parlare anche di diritto, di politica o di qualunque altra cosa che richieda una mente pensante?

 



Quale è la strada per “educare” gli uomini al rispetto della donna, alla necessità di andare oltre il patriarcato? Passa attraverso la conoscenza del piacere di lei?

La strada giusta è cominciare a parlare di persone, di rispetto per le persone. Le donne vanno rispettate perché persone, non perché donne o perché mamme o sorelle o figlie o mogli di qualcuno.

Nel momento stesso in cui si auspica il rispetto per le donne evocando il loro essere genitrici, figlie, spose… Beh, è evidente che non le stiamo ancora considerando pienamente persone.

Il sesso a mio parere è una delle strade, certo non l’unica, ma di sicuro molto potente. Rivendicare il diritto all’orgasmo, a ogni fantasia, anche la più scabrosa; il diritto a fare sesso con chi vogliamo, uomini, donne o entrambi, di praticarlo in qualsiasi situazione, anche non legata al sentimento, con l’unica condizione che avvenga fra adulti consenzienti; il diritto a parlarne o scriverne di sesso perché non c’è nulla di cui vergognarsi, con gioia, senza i sensi di colpa di cui il patriarcato, tramite la religione, ci ha riempito la testa per controllarci, è rivoluzionario…

 

Sei femminista? E cosa pensi del femminismo estremo, quello che ha recentemente accusato il PIV (Pene in vagina) di essere il frutto di una cultura patriarcale e maschilista?

Se per femminismo s’intende agire per fare in modo che il mondo diventi un posto in cui tutti, uomini e donne, abbiano il diritto di autodeterminarsi senza che alle loro scelte personali vengano appiccicati giudizi valoriali sì, certo che sono femminista.

Di quel femminismo che vuol parlare a nome di tutte, come se essere in possesso del medesimo organo genitale ci rendesse un’unica entità, invece diffido e parecchio. Quelle “femministe” che “se una donna si prostituisce vende anche me”, che pontificano su che cosa mortifichi o mercifichi una donna, quelle che “l’utero è nostro” ma in definitiva ce lo vogliono gestire loro (come se le singole donne fossero idiote e incapaci di scegliere come gestirselo), non mi piacciono affatto.

Una donna ha il diritto di fare del proprio corpo quel che vuole: godere del porno o farlo, portare il velo, affittare un utero, fare sex working o entrare in convento. Dettare regole alle donne è becero e maschilista anche quando sono le donne a farlo. Se poi si danno disposizioni persino su quali pratiche debbano piacerci a letto, beh, sono quarant’anni che ripetiamo che l’utero è nostro, il corpo è nostro eccetera, perché non possono essere nostri pure i desideri e le voglie? O qualcuno vuole gestirci anche quelli? No eh, facciamo che ogni donna (ogni essere umano) se li gestisce da sola, nel modo che più le piace.

 

Per concludere, il consueto gioco dell’intervista capitale, che sicuramente  già conosci (…eccome no!). Hai 5 minuti di “pieni poteri”: come li utilizzi?

5 minuti sono troppo pochi. Però li utilizzerei facendo vivere alle persone la vita delle altre.

Ci pensi? Il razzista costretto a dibattersi nelle onde del mediterraneo perché il suo barcone ha naufragato,  il banchiere al posto del disoccupato, chi sfrutta al posto di chi è sfruttato, chi discrimina al posto di chi è discriminato. Chissà. Forse il mondo un poco migliorerebbe dopo quei 5 minuti.

 

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One thought on “Voce di donna. L’intervista capitale ad @anna_salvaje

  • Novembre 6, 2020 in 12:58 pm
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    Intelligentissima, non c’è dubbio, Anna Salvaje. Non la conoscevo: mi ci sono imbattuta oggi su Twitter e ho letto quel che potevo.
    Eppure… nei tweet non erotici, nei commenti puramente politici o sociali, c’è qualcosa nel suo stile che non sembra venga da una donna, che mi fa pensare che dietro il nom de plume possa celarsi un sesso diverso.

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