Inserire Web e Social nell’Educazione Civica

dì @GuidaLor

 

Con tutto il suo carico di guai, il 2020 è stato l’anno in cui si è più giocato alla profezia e alla postuma verità.

In questo ambito, il documentario “The Social Dilemma” (Netflix, 2020), attraverso interviste a dirigenti e ingegneri pentiti della loro stessa creazione, tratteggiava con anticipo lo scenario di un futuro dominato dai social, dal potere delle aziende basato sull’acquisizione dei nostri dati, dal rischio che messaggi politcamente estremi potessero coagulare masse inferocite.

L’attesa per il compimento di questa profezia è stata breve: i recenti avvenimenti negli States dimostrano come alcuni dei rischi presentati dagli esperti siano imminenti, concreti e pericolosi per le democrazie occidentali, mai così fragili a motivo del cospicuo numero di trasformazioni in atto e delle criticità sociali accumulate.

 

Popoli confusi e spaventati dalla complessità di un mondo nuovo, nell’abulica atarassia specifica delle società opulente sono diventati reattivi solo alla risposta semplice, in un modello che trova esclusivo compimento nell’estremo della violenza verbale e fisica.

 

Lo stesso problema, seppure su scale di valori e a motivo di istanze differenti, si è manifestato nell’Est, dalla Cina alla Russia: stroncata sul nascere da uno stato di polizia e da una censura spietata, la questione social si è per il momento risolta alla vecchia maniera, in un modo inconciliabile con i nostri valori, pur nella confusione sociale (e non solo social) che li ha sviliti, rendendoli semplici bandiere o morbide coperte sotto le quali nascondere traffici più o meno leciti.

 

Il caso Trump è l’epitome di un processo che coinvolge tutti i Paesi occidentali nei quali l’ingresso del web e dei social hanno significato una svolta epocale, tanto nella condivisione di valori quanto nelle relazioni umane, rimodellando il pregresso concetto di etica, svilendo il valore della libertà di espressione. 

 

 



 

I SOCIAL NELL’EDUCAZIONE CIVICA

 

La domanda di questi giorni sulla libertà di espressione di alcuni leader politici e riguardo ai messaggi violenti o distorsivi lanciati in rete, necessita  di una risposta equilibrata: esige un piano di azione che non si limiti al “si o no” per liquidare l’utilizzo di mezzi ormai diffusi su scala globale.

 

La lenta morte della televisione e dei telegiornali, trasformati in megafoni dei social, pone l’opportunità di rivedere l’educazione civica non solo come conoscenza dell’architettura istituzionale e legislativa di un Paese ma anche come preparazione all’informazione acquisita tramite web e social.

 

Risulta ormai necessario istruire i giovani sulle trappole degli algoritmi, dei mezzi predittivi o dei modelli capaci i di intercettare i nostri istinti e chiudere in una comfort zone d’opinione l’utente medio.  E’ doveroso e non più prorogabile trasmettere il valore dell’esposizione pubblica, il diritto e il dovere del singolo all’interno del dibattito comune.

 

La necessità è quella di una educazione all’informazione e al concetto stesso di condivisione del pensiero,  che non può demandare ai privati – in questo caso giganti tecnologici – il governo delle dinamiche sfuggite al controllo dei suoi stessi creatori.

 

 

 

GOVERNI E SOCIAL

 

Per una larga fetta della popolazione, almeno in Italia, l’implementazione delle tecnologie è un treno che viaggerà sempre senza meta: impossibile pensare di conformare alle regole quanti, in età già avanzata, non riescono a capire il potere di ciò che avviene o gli è stato affidato. La speranza di risolvere problemi attuali con uomini vecchi è d’altronde sempre destinata al fallimento.

Per questo motivo, nell’impossibilità di pensare un futuro senza i social – che non sono soltanto mezzo politico ma anche condivisione di esperienze, gusti, possibilità d’incontro-  la necessità è quella di preparare le nuove generazioni a una libertà oggi mascherata nell’urlo virtuale, lo stesso che ha reso il dibattito pubblico una folla affamata di scontri dialettici e ideologici, con il rischio di vederli trasformare in confronti realmente violenti o in azioni scellerate.

Altresì, a fronte di giganti del web che giocano a farsi nazione, la collaborazione fra organi di controllo e mezzi di comunicazione social deve crescere per lo stesso motivo che non consente di andare in tv e incitare al razzismo o punisce la manifestazione offensiva verso gruppi e individui.

 

Il Social Dilemma, inteso come tabù di uno spazio virtuale senza recinzioni, deve cadere.  E’ necessaria la preparazione dei consumatori-cittadini ai rischi cui vanno incontro; una limitazione calibrata delle manifestazioni aggressive o razziste; norme punitive; regolamentazione chiara e concreta. 
In gioco non c’è qualche frustrazione da contenere ma il concetto stesso di democrazia e società civile.

 

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