Wimbledon visto da un eretico del tennis.

 

Da WImbledon. esco fuori con una sola certezza, quella espressa già anni fa da Carmelo Bene, rivolta ad Edberg, e che penso sia il tempo di attualizzare con Federer:  “Mentre gli altri giocano a tennis, Federer è il tennis”.
Oltre i tecnicismi, Wimbledon è uno spettacolo per gli occhi degli osservatori come me, poco abituati a seguire partite di 4 ore, e che a volte sentono il bisogno di prendersi delle pause, guardandosi attorno, sorprendendosi per il contesto più che per una battuta a 150 km/h.
Cosa mi ha colpito del torneo, oltre i colpi dei giocatori (che fra l’altro sudano pochissimo, non so come fanno) lo elenco brevemente di seguito.

“I raccattapalle”

 

I raccattapalle sono quell’elemento che ti fa sentire un poveraccio quando giochi con un amico. La loro assenza si fa sentire ogni volta che ti rendi conto di perdere più tempo cercando di recuperare le palline sparse in campo, che non effettivamente giocando.
Ipereccitati, scattanti, elettrici: ragazzi e ragazze che fanno sembrare tutto perfetto. Il tennis era uno sport per nobili, e queste figure che umilmente passano palline ed  asciugamani, fanno pienamente parte dello spettacolo del torneo.
Chissà se anche loro, come i giovani volontari del Jova Beach Party, sono volontari a titolo gratuito. Mi si dice siano allievi delle scuole di tennis. Ba, chissà, un giorno forse anche loro lanceranno asciugamani. Così è la vita.

 

I giudici di linea

 

<Ciao, piacere, tu che fai nella vita? >
<Io mi vesto di tutto punto, cravatta compresa, e guardo le linee del campo da tennis>
< Ah bello. E ti piace ?>
< Fatta salva una lombalgia costante dovuta alla posizione che devo tenere, ammetto che mi sfoga parecchio poter urlare nel silenzio dello stadio quei NO! OUT! VAFFANCULO!>
Personaggi mitologici questi giudici di linea. Durante la partita Federer Nadal penso di aver visto il migliore di loro che portava la coppola ed un baffo impeccabile.  Un vero dispiacere che molti di loro non siano resi noti al grande pubblico.

 




 

 

Il mistero del clima

 

Storpiando il Grande Lebowski: “Non sono mai stato a Wimbledon e non ho visto la regina in mutande, ma non ho nemmeno mai capito che clima ci sia in quel posto lì”.
Guardano il pubblico, mi è sembrato di  notare una cosa bizzarra: alcuni sudavano, altri stavano tranquillamente in giacca e cravatta, qualcuno aveva addirittura il giacchetino pesante o la felpa (tipo il cognato (?) di Federer in tribuna): insomma che clima ci sia a Wimbledon per me rimane un mistero.



 

 

I commentatori di Sky

Due cose mi hanno colpito dei commentatori Sky.
La prima: quanto parlano? Perché si dilungano anche a gioco iniziato su teorie che i 3/4 degli spettatori non capiranno mai, dicendo cose come “Guarda che slice”; “che cross!”; “Ecco Geremia Rassmussen in tribuna, ve lo ricorderete sicuramente, campione nel 1959 a Wimbledon” (chi????).
La seconda riguarda il commentatore uomo (bravissimo tecnicamente) ma che usava, a mio modesto avviso, un tono da vero tennista del tempo che fu, rigoroso di un’etica che il calcio si è sempre sognata: innervosito dalle euforie fuori luogo dei giocatori; dal rumore del pubblico; dagli eccessi sugli spalti, sono certo che, uno come me, lui non lo avrebbe mai fatto entrare “al circolo”.

 

E mentre scherzo, voglio dire una cosa seria sul tennis italiano, da sempre sport per una classe privilegiata, l’unica che può permettersi lezioni e attrezzistica davvero costosi, nell’assenza di una Federazione distratta a guardarsi allo specchio:  il nostro tennista di punta ha smesso di giocare quasi quaranta anni fa, era il figlio del custode dell’esclusivo Circolo Parioli e si chiama Adriano Panatta. Sapevatelo….

 

 

Per contatti ed invio contributi: postamaster@ifatticapitali.it

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foto https://pixabay.com/it/photos/novak-jokovic-mens-tennis-wimbledon-1600735/

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